venerdì 18 settembre 2015

La Repubblica dell'Immaginazione

nel 2008 la scrittrice iraniana Azar Nafisi prende la cittadinanza americana. Una buona  occasione per riflettere sul proprio legame con gli Stati Uniti, un legame fondato in primo luogo sull’amore per la letteratura di questo paese. La repubblica dell’immaginazione è un libro bellissimo: mescola insieme la disamina di quattro scrittori (Twain, Sinclair, McCullers e Baldwin) e dei loro capolavori,  elementi autobiografici (le pagine dedicate all’amica Farah, alle discussioni avute con lei su Huckleberry Finn in un momento tragico per quest’ultima sono molto potenti) e riflessione sul valore della lettura in ogni tempo e luogo. Nafisi mette in luce l’anima sovversiva dei romanzi, e sottolinea il paradosso per cui la letteratura, pur celebrando  la differenza, provoca lo shock dell’identificazione. Gli eroi dei libri da lei scelti sono vagabondi, marginali e il loro capostipite è Huck, il meticcio raccontato da Mark Twain, che, al contrario dell’integrato Tom Sawyer, persegue fino in fondo il sogno americano della libertà. Colpisce in Nafisi la continua riconsiderazione delle proprie osservazioni critiche sui libri; confrontarsi  con studenti e lettori le consente di scoprire nuovi aspetti dei classici che ama; leggerli in Iran o in America è diverso, così come leggerli in varie età della vita.  La repubblica dell’immaginazione è anche una forte perorazione a favore degli studi umanistici: contro la tendenza a scalzare gli insegnamenti letterari dalle scuole in favore di una formazione esclusivamente tecnico-scientifica, Nafisi difende il valore delle storie che ci consentono di dare “un’interpretazione nuova all’esperienza che chiamiamo vita”. Non a caso, nota lei per esperienza diretta, gli stati totalitari considerano pericolose le discipline umanistiche e tentano di eliminarle a ogni costo. Traduzione di Mariagrazia Gini e illustrazioni di Peter Sís.

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