domenica 20 settembre 2015

Quello che hai amato


dopo aver scritto un romanzo autobiografico Violetta Bellocchio ha fondato una rivista on line che ospita solo racconti di donne; poi ha lanciato l’idea di una raccolta di storie vere al femminile: si intitola Quello che hai amato, la pubblica Utet. Undici narrazioni accomunate dalla capacità di raccontare aspetti tragici della propria esistenza (gli amori felici, si sa, interessano poco) attraverso il filtro dell’ironia (caratteristica che ultimamente nei maschi che scrivono latita parecchio, come si prendono sul serio i nostri scrittori). Apre Nadia Terranova con una bellissima rievocazione di una Panda bianca: la macchina che consente a sua madre e lei (“vedova e orfana”) di riappropriarsi delle loro vite dopo il lutto; segue lo stralunato resoconto di Mari Accardi di una vacanza-lavoro in Irlanda caratterizzata da bolle, eccessi di fame, attacchi di gelosia da parte della mamma del bimbo accudito. I luoghi sono oggetto d’amore o sostituto dell’amore nei racconti di Claudia Durastanti (New York) e Raffaella Ferré (Napoli); Bari è per Giuliana Altamura il legame con Sonia, l’amica che ha dissipato il suo fascino e si è autodistrutta. Gioia e Fosco, il racconto di Flavia Gasperetti mette in scena un compagno depresso e la fatica della donna che prova a stargli accanto: di nuovo un tema serio, ma detto con parole leggere. Curioso che Violetta Bellocchio abbia scelto di raccontare non una passione, ma una paura, quella del ladro, dell’intrusione. La breve introduzione alla raccolta si chiude così, cito e sottoscrivo. “Scrivere in prima persona è comunque una forma di liberazione. Non sono gli altri a parlare di te: sei tu a raccontare te stessa, qui e ora, in base a quello che hai fatto, ricevuto e assorbito. Sei tu a decidere che cosa è importante sapere sul tuo conto.”

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