domenica 27 settembre 2015

Sangue del mio sangue


affollato di fantasmi privati (il fratello morto, il paese di Bobbio, le zitelle, la strega, il rifiuto del presente e della sua volgarità) il film di Marco Bellocchio, Sangue del mio sangue getta pochi ponti allo spettatore, si arrocca in una serie di visioni e disquisizioni più o meno oscure. Nel Seicento un affascinante soldato viene a cercare vendetta in un convento. Suo fratello prete si è ucciso per il senso di colpa o per amore di una giovane monaca e non ha avuto degna sepoltura. Attorno alla monaca sospettata di essere strega c’è un clima morboso: ci si accanisce sul suo corpo e alla fine la si mura viva. Ai tempi nostri il convento-carcere in rovina ospita un conte vecchissimo che non vuole avere contatti con la moglie e con i concittadini parassiti. Bellocchio racconta la provincia italiana tra passato e presente, tra orrende superstizioni e aridissime preoccupazioni economiche. Si esce dal cinema disorientati.

Nessun commento: