sabato 31 ottobre 2015

il regalo americano

un messaggio sul gruppo familiare su whatsapp ci avverte che il marito è atterrato. Chiede, chi trovo in casa? La figlia risponde: mamma. Poi decide di aspettarlo perché vuole vedere le scarpe da ginnastica che si è fatte comprare in America. Davanti a lei lui mi chiede di chiudere gli occhi e mi mette in mano un oggetto. È un nuovo iPhone più piatto e più leggero del mio. La figlia ne è entusiasta, mamma guarda che bel regalo ti ha fatto. Non voglio apparire ingrata, ma quel coso costoso non mi fa né caldo né freddo. Per giustificarsi il marito dice, il tuo era sempre scarico. La 500, il telefono; e io che vorrei solo sentirmi dire ti amo.

La legge del mercato


Thierry è un cinquantenne con un figlio disabile, ha perso il suo impiego, non vuole fare causa al datore di lavoro, ha fatto un corso da gruista che non gli serve a niente, viene assunto come sorvegliante in un supermercato dove si può essere licenziati per  un buono sconto. Il film di Stéphane Brizé ci mostra Thierry (un meraviglioso Vincent Lindon che recita per sottrazione) alle prese con persone che gli dicono quello che deve fare e non deve fare. Lui è sempre misurato, disponibile; non si lamenta, non impreca, non si deprime, sembra avere una capacità di sopportazione senza limiti. Nel tempo libero segue un corso di ballo con la moglie. Lo spettatore segue il susseguirsi di scene deprimenti chiedendosi come andrà a finire. Finale spiazzante e amaro, come il resto del film. 

Franz e François

“Per tutta l’infanzia ho frequentato unicamente persone che ammiravano mio padre e credevano in Dio… La prima persona di mia conoscenza che non fosse piena di ammirazione per mio padre né in estasi davanti a Dio sono stato io. Ma ce n’è voluto di tempo”: quello che racconta in Franz e François François Weyergans è il faticoso processo di affrancamento da parte di un uomo che fa lo stesso mestiere del padre, occupandosi di cinema e di letteratura, ma che rinnega i due fondamenti dell’insegnamento paterno, la fede cristiana e la fedeltà coniugale. Il libro nasce da una lacerazione: quando Franz muore all’improvviso per un attacco cardiaco è in rotta con il figlio; non gli ha perdonato di aver pubblicato un romanzo. François è ossessionato dall’idea della riconciliazione mai avvenuta e ha bisogno di chiarire la vicenda dei propri rapporti con il padre. Franz e François è labirintico (“è tipico dei nevrotici ripercorrere disordinatamente la propria esistenza”) e divertentissimo. Weyergans rievoca gli episodi salienti della sua infanzia e giovinezza all’ombra dell’autore di Paternità gioiosa e Lettere a un giovane cristiano: la volta in cui il padre, alla vigilia di una gita scolastica con i preti gli spiega tutto su eiaculazione e penetrazione; la madre che si assume il ruolo di boicottare i tentativi sessuali dei figli (memorabili “gli occhi di vulcanologa che si chiede se il vulcano rischi di entrare in attività”); la masturbazione con una prostituta in un bar scambiata per una studentessa premurosa; l’intervista con Roberto Rossellini che fa perdere a François la messa domenicale e la paura di venir fulminato da Dio per questo; il lungo e dolorosamente casto fidanzamento con Tina. L’altro lato della medaglia è la grande affinità sentita da François bambino con il padre: unico maschio con cinque sorelle, per stare vicino a quello gli appare come “un imperatore romano” s’improvvisa correttore di bozze nella sua casa editrice, accompagnatore nei lunghi viaggi in macchina, cinefilo a dieci anni. Perché Franz era così contrario al romanzo di François, perché insisteva che facesse solo il regista? Temeva forse, come effettivamente capitò di essere scambiato per lui, dato che i loro nomi erano così simili? Lo preoccupava il contenuto libertino del libro? O, François non lo dice, ma pare probabile, aveva paura che il figlio diventasse più famoso di lui? Di libri sulla morte del padre ce n’è in giro parecchi; questo di Weyergans, uscito nel 1997, è tra i più originali. Ben ha fatto L’Orma a presentarlo al pubblico italiano (la traduzione è di Stefania Ricciardi).

venerdì 30 ottobre 2015

la lezione di Daniele

mai passare in palestra da un allenamento tosto a uno blando, soprattutto quando si è fragili emotivamente: questo è quanto ho scoperto oggi. È stata una settimana pesante e mercoledì ho avuto una bella mazzata durante il visionamento del lavoro su cui mi ero tanto applicata. Ho cercato di rimuovere, ma mentre muovevo braccia e gambe a un ritmo troppo lento per le mie forze mi tornavano a galla i commenti spiacevoli, le facce. Poi la lente d'ingrandimento del mio scontento si è spostata. Quante volte ho sentito il marito da quando è negli Stati Uniti? Due messaggi? Due telefonate al volo su argomenti di ordinaria amministrazione della casa, dei figli? Non mi ama più, questo è chiaro, mi sono detta tra un movimento di glutei e uno di addominali. Con Simona sono troppo occupata a sopravvivere agli esercizi per rimuginare sui miei fallimenti; Daniele stamattina proprio non ci voleva.

giovedì 29 ottobre 2015

una giornata con Antonio Faeti

anni fa (sedici!) avevo intervistato Antonio Faeti sul suo romanzo Il ventre del comunista, ma era un'intervista radiofonica, non l'avevo incontrato. La prima sorpresa che abbiamo avuto oggi, arrivando di fronte alla casa bolognese in cui vive con la moglie, è stata quella di trovare i loro due nomi su quattro targhette del citofono. Faeti mi ha poi raccontato di avere tre appartamenti in affitto per ospitare i suoi libri; ci ha accolti in uno di questi (in una pausa delle riprese mi ha portato in cantina, anche questa trasformata in biblioteca). Librerie in ogni stanza, dal soffitto al pavimento, dal bagno alla cucina; sugli scaffali etichette di cartone con il nome dell'autore e spesso un ritratto dello stesso autore fatto da Faeti; un ordine tutto suo, fatto di apparentamenti, amicizie, assonanze; soldatini, statuine, orsacchiotti, bambole ovunque. Mentre Laura allestiva il set con gli operatori io e il professore ci siamo intrattenuti lungamente su Rudyard Kipling, ma anche su Gianni Rodari, Bianca Pitzorno, Giovanni Pascoli, Riccardo Bacchelli (un libro tirava l'altro, un aneddoto l'altro) e sullo stesso Faeti. Mi ha raccontato del padre fascistissimo e vigile urbano, della mamma mai conosciuta, della fame, dei tre fratelli, dei quaranta libri avuti in regalo da piccolo, dell'amicizia con Fellini, con Celati, con Cavazzoni, dei suoi alunni quando faceva il maestro elementare. Quando abbiamo cominciato la registrazione l'ho pregato di non divagare e mi sentivo un verme a dirgli questo: lui è stato bravissimo e si è attenuto alle mie domande. Ha letto l'inizio di Kim come se avesse davanti una classe da invogliare e non avrebbe mai smesso. Una miniera di racconti, un pozzo di scienza, un vulcano di parole. Di Bologna non abbiamo visto che la stazione e stanze traboccanti di libri vissuti.

la scuola non si salta

scrivevo ieri che il figlio sarebbe andato a Sidney e avrebbe saltato due giorni di scuola. E invece no. La scuola australiana non si salta, per Sidney i due ragazzi partiranno il venerdì pomeriggio. Fa parte del confronto di mentalità: per noi le lezioni scolastiche sono importanti ma  non imperdibili, per loro un dovere è un dovere, anche se le materie di studio sono falegnameria o cucito.

mercoledì 28 ottobre 2015

a Sidney con la ragazza

il figlio ce l'ha fatta: è riuscito a organizzarsi una gita di quattro giorni a Sidney con Virginia, la sua fidanzata tedesca. Saltano la scuola, prendono l'aereo, vengono ospitati dalla figlia della padrona di casa di lei. Mi sembra una cosa bellissima. E poi finalmente riprende la via di casa. Mancano trenta giorni al suo ritorno. Non pensavo che cinque mesi potessero durare tanto.

martedì 27 ottobre 2015

con Véronique

quello con Véronique Ovaldé non è stato un grande incontro, soprattutto a causa mia. Sono arrivata alle cinque di pomeriggio in bicicletta alla Biblioteca Rispoli per pura forza di volontà, dopo una notte insonne (e non avevo nessun motivo per non dormire), la palestra, il montaggio. Lei era proprio come me l'aspettavo: giovane, occhio sveglio, sorriso ironico, aria distaccata. Ho farfugliato all'interprete quanto mi erano piaciuti i suoi libri e poi, siccome mi pareva assurdo continuare la conversazione per interposta persona e senza alcun incoraggiamento da parte sua, sono tornata da Carlo che stava allestendo il set. La traduzione simultanea, ottima peraltro, mi ha dato il colpo di grazia: ero frastornata dalle due voci sovrapposte e facevo una gran fatica a raccapezzarmi. Ora che è montata, però non mi pare affatto una brutta intervista.

domenica 25 ottobre 2015

Dheepan


Sri Lanka: una pira tra le palme. Si brucia un ammasso di corpi. Dheepan, un guerriero tamil, si toglie la divisa, la butta nel fuoco. Lo vediamo fuggire dal suo paese insieme a una donna e una ragazzina: si fingono una famiglia, ci sono dei passaporti che vanno bene per loro. Ritroviamo i tre in Francia: dopo aver venduto accendini per strada, Dheephan ha trovato lavoro come custode in un caseggiato che è un centro di spaccio. Anche qui è come essere in guerra: sui tetti ci sono vedette, girano armi. Dheepan non fa che pulire e aggiustare, tiene la testa bassa, si fa i fatti suoi. Protegge la ragazzina dalla freddezza della donna, che a fare la madre non ci pensa proprio. Poi la situazione esterna peggiora (la lotta tra bande degenera in spari) e i tre si uniscono tra loro. Jacques Audiard sta stretto sulle facce dei suoi personaggi, ne registra i sorrisi, le preoccupazioni, i momenti di disperazione. Costruisce una tensione crescente, ci fa sentire quello che sente Dheepan. Molto poco spettacolare, molto coinvolgente e intenso.

una domenica tutta per me

una settimana super impegnativa è lì che mi aspetta: devo montare la puntata di Pascoli, intervistare Véronique Ovaldé, andare a Bologna da Antonio Faeti per la puntata su Kipling... In compenso non c'è il marito (partito oggi per San Francisco); non che cucinare la sera per lui sia un grosso impegno, ma insomma io e la figlia ce la caveremo con poco. A casa da sola (dopo il pranzo con papà) sprofondo nella lettura di Something of Myself, l'autobiografia di Rudyard Kipling. Da ragazza ho amato Kim, ma del suo autore sapevo pochissimo. È uno che ha bruciato le tappe: a sei anni da solo in Inghilterra con la sorella minore a casa di una megera che lo picchiava, a diciassette il ritorno in India dove fa il giornalista, a 41 il Nobel, e in mezzo viaggi in tutto il mondo, dal Sud Africa all'Australia, alla Nuova Zelanda. Faeti adora Kipling, sono proprio curiosa di vedere che ne verrà fuori.

sabato 24 ottobre 2015

Suburra


piove quasi sempre in Suburra: il politico, il boss della banda della Magliana, il capo zingaro, il faccendiere, la tossica, la prostituta e tutti gli scagnozzi che si muovono attorno a questi personaggi si aggirano in una Roma (e in una Ostia) squassate da temporali e lotte intestine. Un ottimo regista (Sergio Sollima), attori molto bravi (oltre a Favino, Amendola, Germano e Borghi, colpisce Greta Scarano in un ruolo parecchio scomodo), un racconto avvincente con finale non scontato. Un film d’azione ben riuscito, niente di più.