domenica 18 ottobre 2015

E il mio cuore trasparente

Lancelot, solitario correttore di bozze, è sposato con Elizabeth quando incontra Irina e scopre che cos'è l'amore. Le prime pagine del romanzo di Véronique Ovaldé, E il mio cuore trasparente, sono folgoranti. Elizabeth fa l'insegnante e ha la mania di rivolgersi a tutti come se si trovasse davanti a minorati psichici ("per esempio chiedeva a Lancelot, potresti preparare quel delizioso dolce al cioccolato - e pronunciava la richiesta scandendo eccessivamente ogni sillaba come se gliela stesse dettando, e faceva delle smorfie contraendo con sforzo la faccia, come esercizi complessi per attenuare le rughe - nel quale mi raccomando non mettere il rum e dopo per piacere me lo tagli - e a quel punto mimava con la mano destra un coltello invisibile - in parti uguali in modo che poi coi bambini è più facile?"). Irina è tutto il contrario; Lancelot la conosce perché gli arriva in testa una scarpa con il tacco e sale le scale per individuare chi gliel'ha tirata: è sexyssima, svitatissima, gira il mondo facendo documentari su animali strani, ha avuto mille amanti, con lui è affettuosissima. Peccato che muoia, cadendo con la macchina di uno sconosciuto giù da un ponte (non sto rivelando uno sviluppo della trama, Irina muore subito, il romanzo racconta il lutto di Lancelot e le strane scoperte che fa sul conto della seconda moglie dopo che lei è morta). Più la leggo più divento fan della Ovaldé e della sua traduttrice italiana Lorenza Pieri (la casa editrice è sempre Minimum fax).

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