mercoledì 21 ottobre 2015

Oceano padano

la collana Contromano della Laterza ha il merito di raccontare spicchi d’Italia meno conosciuta e di farlo affidandosi a persone che con i luoghi descritti hanno un rapporto più che stretto, viscerale. Uno dei migliori Contromano che mi siano capitati è questo di Mirko Volpi. S’intitola Oceano padano e l’autore - ricercatore in Linguistica italiana a Pavia, come apprendiamo dal risvolto di copertina - ci cala nel piattume della pianura padana tanto che riusciamo quasi a sentire l’onnipresente odore di letame, a gustare il burro che pervade ogni pietanza e a sguazzare in una delle tante rogge. Soprattutto Volpi ricostruisce la stanzialità del padano (“viaggiare mi è sempre sembrato un’inutile violenza” “ogni spostamento è una lacerazione” “Ovunque vada io rimango qui”) e la sua mancanza di espansività (basta pensare che ‘parlare a qualcuno’ vuol dire esserci fidanzati). Oceano padano è anche una storia di famiglia: ci sono il padre di Mirko Volpi che viene da Nosadello di sopra e la madre che viene da Nosadello di sotto, c’è il nonno bracconiere, la nonna sempre impegnata in faccende. E’ un’Italia che ancora resiste all’omologazione, che fa della sua diversità operosa, della sua proverbiale riservatezza una bandiera. Viene voglia di andarci a Nosadello, di gustare un po’ della sua cassoeula e della sua noia.

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