giovedì 22 ottobre 2015

The End of the Tour

“imagine the greatest conversation you’ve ever had”: questo il lancio pubblicitario del film The end of the tour che racconta i cinque giorni passati dal giornalista David Lipsky in compagnia di David Foster Wallace nel 1996. Il primo problema del film di James Ponsoldt è che la conversazione tra i due (probabilmente fedele all’intervista reale su cui è basata, poi divenuta il libro Come diventare se stessi) è tutto fuorché illuminante. Ci sono due scrittori a confronto: uno giovane, ambizioso, smaliziato, entusiasta; l’altro goffo, timido, depresso, spaventato dal proprio successo, impreparato a conviverci. Che cosa aggiunge questo ritratto di David Foster Wallace a chi ama i suoi libri, a chi s’interroga sulla sua mente tormentata? A me pare molto poco: gli piacevano i cani, aveva una dipendenza dal cibo spazzatura e dalla tv spazzatura, era sospettoso e infinitamente triste. Non mi è piaciuto Jason Segel,l’attore che ha interpretato Foster Wallace, dandone un ritratto sopra le righe, e anche il Lipsky di Jesse Eisenberg mi è parso parecchio stereotipato. Per me di questo film solo il titolo è bello; il pubblico dell'Auditorium di Roma, un pubblico di trenta quarantenni, non la pensava come me e ha pure applaudito.

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