lunedì 19 ottobre 2015

The Lobster

nella distopia messa in scena dal regista greco Yorgos Lanthimos non si può vivere senza un compagno o una compagna (i gay non sono discriminati, basta essere in coppia). Chi si ritrova single (per qualunque motivo, anche la vedovanza) viene deportato in un hotel di lusso e ha quaranta giorni di tempo per trovare l’anima gemella tra gli ospiti del posto. Se non ce la fa, viene trasformato in animale. Un Colin Farrell, goffo e ingrassato, si aggira smarrito tra le stanze dell’hotel con al guinzaglio il fratello, divenuto cane.  Quando il suo tentativo di trovarsi una donna si scontrerà contro la follia del soggetto prescelto, lui si darà alla macchia, unendosi ai single che vivono nella foresta. Dalla padella alla brace: a capo di questa comunità c’è una giovane fanatica, che punisce chiunque provi un’attrazione sessuale per un altro e, quando l’uomo troverà una ragazza che gli piace, la capa non esiterà a scatenare la sua collera contro di loro. Crudele, cupissimo, L’aragosta è un film di quelli che apprezzi soprattutto dopo essere uscita dal cinema, quando ti tornano in mente i diversi momenti (i siparietti recitati dai camerieri dell’hotel per convincere il pubblico che è meglio vivere insieme  che separati; le visite a casa dei genitori della fanatica, in cui i ribelli si presentano ripuliti e accoppiati; i figli donati alle coppie per cementare le unioni). Lanthimos sceglie un modo molto originale per raccontare la società del controllo in cui siamo immersi e per lo più centra il bersaglio. 

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