sabato 3 ottobre 2015

Un solo essere

nel maggio 2013 a Monaco un giovane italiano viene ucciso di notte su una pista ciclabile. Era uscito con la fidanzata, procedevano in fila indiana in bicicletta; lei riceve uno sputo in faccia da uno sconosciuto, lui insegue l'uomo e viene accoltellato; l'omicidio rimane impunito. Marco Montemarano conosceva la coppia ed era a poca distanza da loro quella notte. Nel romanzo Un solo essere (pubblicato da Neri Pozza) mette in scena Natalia e Martin, che hanno molti tratti in comune con i protagonisti di questa storia. L'io narrante è Massimo, un romano molto alternativo che lavora all'università di Erlangen ed è amico di Nadia; poi c'è Alexander, un misterioso professore che rinnega la sua origine italiana, e c'è l'assassino, o almeno ci sono, in corsivo, varie ipotesi su di lui e sulla follia che ne ha motivato il gesto. Montemarano ripercorre lo strazio di Natalia, il suo tornare ossessivo con la mente alla notte in cui ha perso Martin, i suoi sensi di colpa, ed è la parte più riuscita del libro. Meno incisiva mi è parsa la narrazione che riguarda Alexander e il suo tragico passato. Com'è  difficile nei romanzi ispirati alla cronaca trovare il giusto equilibrio tra verità e finzione.

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