sabato 28 novembre 2015

Aneddoti infantili

lavorando a una sciagurata puntata su Elsa Morante mi sono imbattuta nella biblioteca della rai in un preziosissimo librino: Aneddoti infantili, quindici racconti brevi comparsi nel 1940 sulla rivista Oggi e pubblicati da Einaudi nel 2013. Elsa Morante descrive impietosamente se stessa bambina, una bambina molto rabbiosa e  molto consapevole del proprio valore: "mia madre raccontava, traboccante di legittima baldanza, che all'età di due anni e mezzo, girando intorno alla tavola, avevo composto il mio primo poema in versi sciolti. Ed io covavo un empio rancore contro di lei, che aveva partorito un simile prodigio". Sia che Morante rievochi i vestiti sontuosi che si faceva cucire dalla madre, sia che descriva i tentativi del fratello minore di tenere da parte i soldi per salvare la vita a un piccolo cinese, sia che illustri i tormenti danteschi a cui sottoponeva la sua amica Giacinta, la protagonista è sempre la fantasia infantile, una visione deformata, avventurosa, appassionata del reale e la lingua di questa racconti è insieme ricca e precisa. Il ricordo più amaro, che solo la vena sardonica di Morante, riesce a volgere in burla, è quello del fratello Antonio, morto poco dopo la nascita: a chi lodava da piccoli uno di loro tre, la madre diceva "Questo è niente signora, se aveste veduto il mio primo! Quello sì, era un figlio!" e se scrivevano qualcosa, dichiarava: "Sì, ma lui ben altro che questo avrebbe fatto! Son sicura che sarebbe diventato un Salomone o un Giacomo Leopardi!". Mi ero sempre chiesta da dove venisse la vena un po' folle di un romanzo come Menzogna e sortilegio: queste settanta pagine, oltre a essere godibilissime di per sé, contengono tutta una poetica.

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