sabato 14 novembre 2015

Così ha inizio il male


ci sono almeno due libri di Javier Marías che ho amato senza riserve, Domani nella battaglia pensa a me e Un cuore così bianco. Ne ho comprati e letti altri tre, di cui non ricordo nulla, se non che uno di questi non sono riuscita a finirlo. Leggendo (tutto d’un fiato) il suo recente Così ha inizio il male (tradotto da Maria Nicola per Einaudi) ho provato sentimenti contrastanti. All’inizio, ammirazione per lo stile (chi sa descrivere con tanta eleganza un personaggio: “era uno di quegli uomini che coltivano abitudini fisse riguardo al proprio aspetto, di quelli che non ammettono che il tempo passi e le mode mutino e neppure si accorgono di invecchiare – come se la cosa non li riguardasse, proprio non ci pensano, si sentono immuni allo scorrere del tempo – e in parte hanno ragione a non preoccuparsene e a non farci caso: evitando di mettersi al passo con l’età che avanza la tengono a bada; rifiutando di cedervi esteriormente riescono a non assimilarla, e così gli anni, timorosi – che su chiunque altro agiscono di prepotenza -, li lambiscono e li assediano ma non osano prendere il sopravvento…”?), poi esasperazione per lo stile (451 pagine di sfarfallamenti così mettono a dura prova la pazienza del lettore). Ma è stata soprattutto la trama a lasciarmi perplessa: perfetta nelle intenzioni e deludente nella realizzazione. Di che si tratta? Siamo a Madrid nel 1980, Juan ha ventitré anni e Eduardo Muriel, un regista di cui lui va pazzo, lo prende come assistente personale. Tra gli altri incarichi che gli dà c’è quello di scoprire chi sia veramente uno dei suoi amici, il dottor Van Vechten, un sessantenne di cui tutti parlano bene ma su cui circolano brutte voci legate al periodo franchista. Al giallo storico riguardante Van Vechten si aggiunge un giallo domestico: Juan non può non soffrire per il rancore che Muriel manifesta per la moglie Beatriz e solo alla fine il giovane arriverà a sciogliere i due misteri. Si respira nel libro un’atmosfera torbida, Marías sembra suggerire che il dopo Franco, oltre ad essere caratterizzato dal desiderio di assoluzione generalizzata, è anche un periodo di sfrenatezza sessuale. Dicevo che la trama delude: la storia tra Beatriz e Eduardo si riduce a quella di un matrimonio contratto con l’inganno e quella del dottore a una depravazione da collezionista, odiosa quanto si vuole, ma anche un po’ ridicola. Quanto a morbosità, Marías non risparmia neppure il suo protagonista (basta vedere chi sposa e perché). Dopo questo romanzo grondante di fantasie sessuali maschili viene voglia di Trollope.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Tipo quella canzone? Com'era il titolo? Com'è profondo il male