sabato 7 novembre 2015

La comparsa

La comparsa mi ha fatto pensare al libro di Abraham Yehoshua a cui sono più affezionata, quello che me l'ha fatto scoprire, Cinque stagioni. Lì si raccontava il periodo di lutto di un uomo che aveva perso la moglie dopo una lunga malattia, qui a morire è stato il padre della protagonista, Noga. È successo nove mesi prima, pacificamente nel sonno, e Noga, che fa l'arpista in Olanda, deve tornare a Gerusalemme richiamata dal fratello Honi. Questo vuole convincere la madre a trasferirsi in una casa di riposo vicino a lui a Tel Aviv, ma la donna ha acconsentito a fare una lunga prova solo a patto che la figlia occupi la sua abitazione, in modo che i proprietari non se la riprendano. Per Noga tornare a vivere per tre mesi nella casa in cui è cresciuta significa rivivere emozioni che pensava di aver superato; in più il fratello, per tenerla occupata, le trova un lavoro temporaneo come comparsa in vari spettacoli ed essere ora membro di una giuria, ora pastorella, ora paziente in sedia a rotelle la fa interrogare sulla propria identità. Come in tutti i libri di Yehoshua c'è una forte sensualità repressa, sospesa; Noga non fa mai l'amore in questo libro: non lo fa con Elazan, il re delle comparse, che le sta simpatico e con cui l'avrebbe fatto, ma non subito; non lo fa con l'ex marito Uriah, che la ama ancora e ancora vorrebbe un figlio da lei, anche se ne ha due con la moglie; non lo fa con il collega del padre Abadi, che le fa delle riparazioni in casa e si vergogna di provare eccitazione per lei; e infine non lo fa, tornata in Olanda, con il suo collega musicista e amante occasionale perché è arrabbiata con lui che ha suonato con un'altra arpista (forse anche in Cinque stagioni il protagonista pensava molto al sesso e non lo faceva, anche per questo me l'ha ricordato). La comparsa è un libro sui legami familiari (i dialoghi tra i due fratelli e tra i fratelli e la madre sono bellissimi, pieni di tenerezza, ma anche di rinfacci impliciti ed espliciti); sulle scelte individuali (quella di Noga di non avere figli sembra essere al centro della curiosità e della disapprovazione generale), sui ricordi di chi abbiamo amato, sul nostro rapido passaggio su questa terra (come comparse appunto), sul sonno (al come si dorme, dove e con chi sono dedicate molti intensi passaggi). E poi naturalmente è un libro su Israele, sui suoi tormenti, sulla sua incomprensibile propensione al fanatismo e all'ortodossia, su chi fugge e su chi resiste nonostante tutto. Einaudi, traduzione di Alessandra Shomroni.

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