lunedì 2 novembre 2015

Le reputazioni


fino a che punto siamo disposti ad arrivare per diventare famosi? Qual è il limite tra critica e calunnia? E se la notorietà all’improvviso ci paresse del tutto inutile? Queste sono le domande che fanno da sfondo a Le reputazioni del colombiano Juan Gabriel Vásquez (tradotto da Elena Liverani per Feltrinelli); fanno da sfondo ma non lo esauriscono, perché non si tratta di un libro a tesi ma di un romanzo complesso, in cui i personaggi hanno diverse sfaccettature e ispirano a chi legge sentimenti contrastanti. A partire dal protagonista, Javier Malarino caricaturista sessantacinquenne, che si trova a partecipare a un evento in suo onore in un teatro di Bogotà che lo rende improvvisamente riconoscibile anche per strada (fino a quel momento era famoso per le sue vignette ma non per la sua faccia). Malarino non è uno che abbia rincorso il successo: semplicemente gli è sempre piaciuto molto quello che faceva e non gli è pesato neppure troppo rinunciare al proprio matrimonio, quando la moglie, spaventata dalle minacce ricevute, si è allontanata da lui con la figlia piccola. Proprio la cerimonia di festeggiamento fa incontrare a Malarino Samanta, che si presenta come giornalista mentre poi rivela di averlo contattato per avere spiegazione su un fatto accaduto quando lei era bambina. Così la parte centrale del libro ricostruisce la festa organizzata da Malarino nel 1982 nella sua nuova casa in montagna, dove a sorpresa si era presentato un deputato conservatore per chiedergli di smetterla di ridicolizzarlo. Il deputato era uscito da quella casa con un’accusa infamante legata proprio a Samanta e in seguito a questa si era ucciso. Samanta vuole la verità e a prescindere dai risultati della sua inchiesta, Malarino sente la fragilità del castello di certezze che si è costruito intorno in una vita intera. Splendido il personaggio della ex moglie, Magdalena, attrice di audiodrammi dalla voce rauca e vellutata e dalle decisioni cristalline.

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