sabato 26 dicembre 2015

con il figlio

mesi fa, quando abbiamo programmato questo viaggio, scioccamente mi preoccupavo che avremmo distolto il figlio dallo studio, facendolo ripartire a breve distanza dal suo ritorno dall'Australia. Non immaginavo quanto potesse essere prezioso questo tempo che stiamo passando insieme. Prima di tutto parliamo. Nelle pause tra una visita e l'altra in piscina mi descrive Coolum (e non sono tutti racconti edificanti: ha saltato la scuola ben più delle due volte che sapevo, facendosi coprire dalla padrona di casa con false malattie). Poi mi esprime le sue preoccupazioni: fa il bullo ma ha una gran paura di affrontare le prime interrogazioni, non sa come recuperare la matematica fatta in classe finora e i quattro canti del Purgatorio di Dante che lo aspettano (qui entro in scena io, o almeno spero). Vorrebbe andare a trovare Virginia a Torino; vorrebbe andare a sciare dal cugino; vorrebbe cambiare liceo per uno più semplice; vorrebbe fare il test di ingresso alla Bocconi; vorrebbe fare l'università all'estero ma dopo uno o due anni sabbatici: è molto molto confuso e credo che stare un po' con noi lo possa aiutare a chiarirsi le idee. Stasera lui e la sorella, terrorizzati dal cibo locale, dopo la brutta esperienza in Birmania, vorrebbero restare in albergo e perdersi la serata a Candy. Invece di un curry voluttuoso mangiare una schifezza di pizza in hotel, un film al computer invece che la città di notte, due risate senza gli onnipresenti genitori: che male c'è? L'importante è far accettare al marito l'idea di separare temporaneamente i nostri destini dai loro.

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