sabato 12 dicembre 2015

fino all'una

una giornata lavorativa così lunga (dalle otto di mattina all'una del giorno dopo) dentro le tre stanze interrate del montaggio, con l'unico ristoro di una baguette a pranzo e uno spicchio di pizza a cena consumati davanti ai computer, non mi era ancora capitata. E avessi almeno lavorato intensamente! E' stata tutt'una attesa: attesa del proprietario che è arrivato in ritardo, attesa che recuperasse le chiavi per accendere la luce, attesa che i montatori trasferissero i dati di una sala all'altra, attesa che portassero in un altro montaggio l'audio che era venuto male, attesa che recuperassero i file perduti nel trasferimento... Verso le dieci di sera stavo collassando. Non era solo la fatica fisica o il bisogno di aria (tutti fumavano là dentro), era la sensazione di essere rimasta incastrata dopo un fuggi fuggi generale. Mi ero proposta per coprire l'intera giornata pensando che oggi sarei andata al mare; è finita che mi hanno costretta a rinunciare ai miei propositi di fuga e a tornare in quel caos per chiudere insieme agli altri. Il problema è stando chiusa lì si perde la cognizione della realtà, non si riesce più a relativizzare, le critiche diventano inaccettabili. Ora mi faccio una doccia e mi avvio di nuovo a piedi a Mazzini. Per strada mi ripeterò la seguente frase, qualunque cosa ti dicano non te la prendere. Devo assolutamente liberarmi di tutta questa stupida tensione.

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