martedì 8 dicembre 2015

I capelli di Harold Roux


ne I capelli di Harold Roux si racconta di Aaron, uno scrittore di mezza età che sta scrivendo un libro su Allard, un giovane che vorrebbe fare lo scrittore ed è il migliore amico di Harold, un aspirante scrittore che gli dà da leggere il suo pessimo libro: questo il gioco di specchi letterario all’interno del romanzo. La cornice ci presenta Aaron solo in casa: ha dimenticato l’anniversario di nozze dei suoceri e quando se ne accorge è troppo tardi per raggiungere moglie e figli. Aaron ha dunque tempo per dedicarsi alla scrittura, anche se è distratto dai problemi di un insegnante che non consegna la tesi di dottorato, di un ragazzo che non dà più notizie alla madre e di una donna che lo attira e ha un marito violento. È un libro che parte in sordina quello di Thomas Williams: solo verso la fine ti accorgi che non puoi più mollarlo ed è il romanzo nel romanzo, la storia di Allard e di Harold, quella che davvero t’interessa, perché è la storia di Aaron da giovane e dello stesso Williams da giovane, la storia di quel momento nella vita di una persona in cui tutto è possibile, hai vent’anni, senti di avere un talento, vuoi piacere e dare piacere, ti preoccupi di cosa è giusto e di cosa è sbagliato ma sei pronto a violare ogni principio in nome dei tuoi impulsi. La descrizione della disastrosa festa che Allard organizza nel paese dei lillipuziani il giorno prima della fine dei corsi universitari è un pezzo di bravura letteraria e il fatto che ogni tanto la narrazione rimanga in sospeso perché riappare Aaron con le sue beghe quotidiane accresce la tensione invece di allentarla. Bella anche la breve postfazione in cui la figlia di Williams rievoca la figura paterna. Tradotto da Nicola Manuppelli e Giacomo Cuva per Fazi.

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