lunedì 14 dicembre 2015

Il sacrificio di Éva Izsák

Il sacrificio di Éva Izsák è un libro breve che si legge d’un fiato. Januaria Piromallo si è imbattuta per caso nel la storia vera dell’ebrea unghesere Éva, nata nel 1925 e morta nel 1944 a diciannove anni. A parlarle di questa ragazza è il filosofo Imre Toth, che in vecchiaia si vuole togliere un grosso peccato dalla coscienza. La morte di Éva infatti non è stata causata dai nazisti (che stermineranno nei campi di concentramento quasi tutta la numerosa famiglia di cui lei faceva parte), ma è stata ordinata dai suoi stessi compagni, che le hanno fatto ingerire una fiala di cianuro. Sulla scorta del racconto di Toth e del memoriale scritto anni dopo da Maria, la sorella di Éva, Piromallo ripercorre le tappe di vita della sua protagonista. Éva ha il solo torto di crescere all’ombra della propaganda marxista: sin da bambina aderisce ai gruppi sionisti, studia, legge, si appassiona, crede nella Causa e nei suoi portavoce. Quando si scatena la caccia agli ebrei, è costretta a separarsi dall’amata sorella, finisce in un gruppo di fanatici capitati da Imre Lakatos, che poi diventerà un filosofo famoso, seguace di Popper. È proprio Imre a decretare la condanna a morte di Éva. Perché? La versione ufficiale è che Éva non ha tratti ariani ed è molto emotiva: si teme che, se catturata, potrebbe fare i nomi degli altri. Piromallo però propende per un’altra spiegazione: votare all’unanimità la decisione di far suicidare Éva ha la funzione di rinsaldare il gruppo, sacrificando il membro più giovane. C’è poi nel racconto una strega cattiva, la compagna del capo,  gelosa degli sguardi che il suo uomo rivolge alla ragazza. Éva come Biancaneve (ma senza cacciatore pietoso) ed Éva come Ifigenia. Una storia ricostruita con molta partecipazione ed efficacia narrativa che ha il pregio di denunciare la violenza ideologica di qualunque matrice. Edizione Chiarelettere. 

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