giovedì 10 dicembre 2015

la crisi vista dal montaggio

dove montavamo prima c'erano cumuli di polvere, scaffali pieni di cassette, ogni tipo di macchine di cui molte in disuso: i segni di passati fasti. Dove montiamo ora non c'è niente: tre locali cantina gelati adibiti a salette, tre computer noleggiati; per registrare una lettura si va nella radio libera di fronte dove ti chiudono in uno sgabuzzino con lo speaker. Il proprietario con gli occhiali sulla testa calva lavorava nell'industria del turismo: si è riciclato in corsa, è molto disponibile, corre avanti e indietro, offre caffè, acqua e sorrisi; dichiara candidamente di non capire nulla del mestiere in cui si è buttato. Ha vinto una garetta d'appalto al ribasso e ora fa fronte come può a richieste che non capisce fino in fondo. I montatori li ha reclutati all'ultimo minuto: c'è quello che si dichiara bravissimo e in una serata parla al telefono con il padre, la nonna, la zia, l'amico barbone, chiede consigli su come riprendersi la fidanzata, non vede l'ora di tornare a casa per verniciare i termosifoni; c'è quello dignitoso che si sente a disagio, intravede ovunque problemi, mette le mani avanti, parla a voce bassa e non riesce a darti del tu. Io sono stanca morta e questo circo non mi diverte più. Domani un'altra giornata lunghissima, poi basta.

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