giovedì 24 dicembre 2015

Sri Lanka ora e allora

il nostro primo viaggio in Sri Lanka l'abbiamo fatto alla fine degli anni ottanta. Non eravamo ancora sposati, non ci pensavamo proprio, ed eravamo abbastanza incoscienti: Sri Lanka era in piena guerra civile, c'era il coprifuoco e in alcuni alberghi eravamo gli unici ospiti. I prezzi erano molto bassi e girare con un autista tutto per noi ci sembrava un lusso straordinario. Di quel viaggio mi erano rimaste nel cuore tre cose: il sorriso del Buddha scolpito nella pietra di Polonnaruwa; le verdissime piantagioni di tè di Nuwara Eliya e la rocca di Sigirya. Quest'ultima in particolare mi era parsa un luogo stregato: avevamo salito duemila scalini fino a trovarci dentro una caverna adorna di pitture rupestri raffiguranti donne magre con grandi tette, simbolo di abbondanza e prosperità. Inutile dire che scoprire Sigirya in perfetta solitudine aveva aggiunto fascino a un luogo che ne ha in abbondanza. L'esperienza di oggi è stata molto diversa: sembrava che tutta Sri Lanka si fosse riversata sulla rocca. La guida ci ha detto che l'afflusso straordinario era dovuto alla combinazione tra il giorno di festa e la luna piena. Tutto quello che abbiamo perso in misticismo però l'abbiamo guadagnato in divertimento: pigiati insieme ai figli in una folla di nativi con bambini anche piccolissimi abbiamo riso degli spintoni ricevuti, del sudore degli spintonanti e delle buffe pose di chi si fotografava sul baratro. La discesa con il buio, poi, è stata una vera avventura: sarebbe bastato che qualcuno mettesse un piedi fuori posto per ruzzolare tutti giù per i duemila scalini... Il Buddha di Polonnaruwa è sempre bellissimo ma gli hanno costruito sopra una tettoia che lo sottrae alla sua cornice naturale che è la giungla, e le scimmie, che popolano tutta l'aerea, ora da lì si tengono lontane. Chissà se alla fine del giro i figli saranno conquistati come noi da questo paese; per ora se lo godono ma ostentano scetticismo.

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