domenica 17 gennaio 2016

Assolo


ero sicura che il film di Laura Morante mi sarebbe piaciuto perché lei è intelligente e ironica e il tema scelto per questa seconda regia, l’invisibilità delle donne dopo i cinquanta e la loro conseguente instabilità, mi interessava molto. La prima sequenza mi ha raggelato: un sogno. Io i sogni non li sopporto (i miei ma soprattutto quelli altrui) e al cinema o in letteratura meno che mai (il genere onirico non fa per me). Ma passato il sogno in cui la protagonista è morta e i suoi uomini sparlano allegramente di lei a cadavere ancora caldo (e passati gli altri squarci di sogno, popolati dalle amiche sullo sfondo di un bosco) Assolo mi è piaciuto un sacco: mi ha divertito, mi ha intristito, mi ha consentito di rispecchiarmi in tutte le mie debolezze e insicurezze. Il catalogo di paure femminili messo in scena da Laura Morante (tra le altre la paura di non saper guidare, la paura della fidanzata del figlio, la paura di restare senza analista, la paura di non trovare più un uomo) è perfetto. La soluzione anche: un simpatico cagnolino (altro che le sale di tango ad aspettare che si liberi un cavaliere, o il trucissimo collega che fa i calcoli di quanto si risparmia a vivere in due invece che da soli). L’unico problema del film è che la protagonista (la stessa Laura Morante) è troppo bella per essere credibile nel ruolo di donna che non piace più.

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