lunedì 4 gennaio 2016

Francofonia


uscito prima degli attentati di Parigi, il film di Aleksandr Sokurov mette al centro la città francese come simbolo della civiltà europea. Il Louvre non è solo un museo, è la parte migliore di noi. Certo, i reperti archeologici assiri sono frutto di rapina (e il regista fa comparire nelle sale un tronfio Napoleone che rivendica il frutto delle sue battaglie), ma il museo li protegge e li perpetua, come perpetua l’arte del ritratto, sconosciuta ai musulmani. Francofonia parla del Louvre minacciato dai nazisti, immagina l’incontro del suo consevatore Jaujard con l’ufficiale tedesco Metternich, incaricato di depredare l’istituzione francese. I due uomini diffidano l’uno dell’altro, poi scoprono di mirare entrambi alla tutela dei capolavori. Più che il racconto, spezzettato e commentato dalla voce fuori campo (nell’originale quella di Sokurov, qui quella di Umberto Orsini) conta la riflessione per immagini (e le immagini a loro volta si riferiscono a piani temporali diversi e mescolano fantasia a realtà). Qua e là ritorna il drammarico colloquio via skype tra il regista e il capitano di un cargo pieno di quadri in mezzo a una tempesta. Film frastornante e discontinuo, ma con momenti di grande intensità.

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