mercoledì 20 gennaio 2016

K. O la figlia desaparecida

partendo dalla storia della sorella Ana Rosa, sequestrata e uccisa con il marito dalla dittatura brasiliana nel 1974, Bernardo Kucinski scrive un bellissimo romanzo breve. C’è un padre, K. (come il personaggio di Kafka, come lui del tutto smarrito di fronte agli eventi che lo travolgono) che, non riuscendo più a mettersi in contatto con la figlia trentenne, denuncia la sua scomparsa alla polizia. K., poeta e scrittore polacco, sfuggito ai nazisti, tutto preso dai suoi studi sulla lingua yiddish, non ha fatto caso all’involuzione politica del paese in cui vive da tanto tempo. Ora si  trova ad affrontare una San Paolo ostile, dove chi sa tace, e chi non sa specula sul dolore altrui. L’uomo scopre che sono in tanti a cercare i propri familiari e scopre anche di non conoscere la figlia a cui si sentiva molto legato: lei non gli ha neppure detto di essersi sposata. Scrive Kucinski che “il padre che cerca la figlia scomparsa non ha paura di nulla”: affronta militari, si rivolge ad associazioni straniere, alla comunità ebrea, ma nessuno può aiutarlo, lei è già stata uccisa. Quello che è in atto in Brasile ricorda a K. gli stermini nazisti; quelli però avvenivano alla luce del sole, con una spaventosa pianificazione pubblica, questi sono coperti da una fitta nebbia e ognuno vive il suo dramma privato. Kucinski immagina quello che si svolge intorno a questo caso. All’università si discute della professoressa che non si è più presentata al lavoro: invece di pretendere sue notizie, i pavidi colleghi votano il suo licenziamento.  Una donna delle pulizie racconta a una psicologa gli incubi che la perseguitano dopo essere stata a contatto con i prigionieri nella Casa della Morte. Quando la dittatura finisce e ai desaparecidos vengono intitolate strade in periferia, K. si rende conto che ci sono piazze, ponti e autostrade con i nomi dei generali assassini: neanche la memoria discrimina tra perseguitati e persecutori, la voglia di andare avanti è più forte del desiderio di ristabilire la giustizia. Un libro sulla colpa, sul tema eterno di quelli che sanno e si voltano dall’altra parte.  Traduzione di Vincenzo Barca per Giuntina.

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