sabato 2 gennaio 2016

Padiglioni lontani

adattissimo a chi è in viaggio verso l’India e dintorni, a chi ama il genere polpettone amoroso con solido sfondo storico, a chi va a caccia di trame ricche di azione e colpi di scena, Padiglioni lontani di Mary Margaret Kaye è un grande romanzo, e non solo perché occupa 1152 pagine.  Uscito nel 1978, molto amato nella patria inglese, è stato da poco riedito da e/o nella traduzione di Mariagrazia Bianchi (e si trova anche su kindle). Intendiamoci: Padiglioni lontani non è I promessi sposi (anche se come quello racconta la travagliata storia di una coppia e insieme la storia di un paese senza pace), non è sopravvissuto nel tempo per la forza del suo stile e l’originalità della sua visione del mondo, ma chi lo legge senza aspettarsi un capolavoro non può che appassionarsi alle vicende del giovane Ash e fare un tifo sfrenato per lui contro i suoi innumerevoli nemici. La narrazione si concentra su tre macroepisodi e accompagna Ash dalla nascita alle soglie della trentina. Molto affascinante la prima parte in cui abbondano gli echi kiplinghiani. Come Kim, Ash è orfano e figlio di due inglesi senza saperlo. La madre è morta poco dopo il parto; il padre, uno scienziato e linguista all’avanguardia, molto amante del popolo indiano, ha perso la vita per il colera. Ad allevarlo è Sita, la tata hindu, che dichiarandolo figlio suo, lo salva dalla rivolta contro gli inglesi che insanguina l’India nel 1857. Con Sita il piccolo Ash, finirà per passare infanzia e adolescenza nel palazzo di un principe, a cui ha salvato la vita grazie alla sua prontezza di riflessi e alla passione per i cavalli. Il palazzo è un luogo di orribili cospirazioni, Ash è solo un servo e per di più inviso a molti, ma qui il ragazzo trova degli amici che non lo abbandoneranno più e soprattutto conosce Anjuli, la piccola principessa osteggiata dalla matrigna, che non gli si stacca un attimo di torno. È proprio lei a convincerlo a scappare dalla corte, prima che lo eliminino fisicamente. Ash fugge con Sita; Sita malata muore, ma prima gli dà le prove che lui è inglese e lo esorta ad andare dai suoi. Secondo macroepisodio: dopo i sofferti studi in Inghilterra (anche qui c’è l’ombra di Kipling) Ash finalmente torna in India per arruolarsi nel’ambito corpo delle Guardie (in nave si innamora riamato di una biondina scema a caccia di marito ma per fortuna non se ne fa niente perché lei cambia idea). Dopo varie traversie (il nostro protagonista è troppo legato agli indiani per i gusti dei suoi connazionali snob e si mette in continuazione nei guai per difendere i loro diritti), viene mandato a scortare due principesse che devono andare in spose a un rajà. Scoprirà che una delle due è la sua amica Anjuli, ora diventata una splendida ventenne, e tra i due scoppierà il più folle e ostacolato degli amori. Terzo macroepisodio, il più storico-politico: l’Inghilterra mira all’Afghanistan e soprattutto teme che la Russia voglia estendere qui i suoi domini; Ash viene mandato a Kabul come spia. Il giovane cerca disperatamente di consigliare i suoi capi di stare alla larga dagli afgani, di non investire in una guerra inutile e piena di sofferenze per tutti, ma nessuno gli dà ascolto. Mi fermo qui per non rovinare il piacere delle sorprese (ce ne sono davvero tante). Kaye conosceva bene la sua materia, aveva vissuto in India, proveniva da una famiglia di soldati, e inoltre esprime un punto di vista molto moderno sui danni del colonialismo (la parte sull’Afghanistan si può leggere come un’introduzione alla nascita del terrorismo). Da una parte una ricostruzione romanzata ma fedele di accadimenti storici di grande rilievo, dall’altra amore romantico, cattivi privi di qualunque scrupolo, buoni esposti a pericoli estremi e poi coraggio, abnegazione, avventura, idealismo: Padiglioni lontani mi ha ricordato le letture che facevo da bambina, con l’ansia di arrivare in fondo. Consigliatissimo, ma solo alle categorie di cui sopra.

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