domenica 24 gennaio 2016

Revenant


un filmone d’avventura come se ne vedono pochi: entri al cinema e ne esci due ore e mezza dopo con la sensazione di aver fatto un lungo viaggio, un po’ faticoso ma molto molto appassionante. Trama ipersemplificata: c’è il buono, Glass, una guida che gira con il figlio avuto con un’indiana (Leonardo di Caprio) e c’è il cattivo, Fitzgerald (Tom Hardy), che odia gli indiani, da quando questi gli hanno fatto lo scalpo. Glass e Fitzgerald fanno parte dello stesso gruppo di spedizione: stanno rientrando all’accampamento dopo un fruttuoso periodo di caccia, quando ne succedono di tutti i colori. Prima un attacco di indiani indiavolati (è stata rapita la figlia del capo), poi Glass incontra un enorme orso bruno che gioca con lui come il gatto con il topo e lo riduce in brandelli. Il capo della spedizione è un militare con i capelli rossi, animato dalle migliori intenzioni, ma non molto perspicace: prima cerca di far trasportare Glass in barella su per le montagne innevate, poi decide di lasciarlo con il figlio e altri due volontari ben retribuiti. Quando ad offrirsi di vegliare il moribondo Glass è Fitzgerald, da sempre ostile nei suoi confronti, il capo si stupisce del suo ravvedimento, ringrazia, saluta e se ne va. Naturalmente Fitzgerald pugnala il giovane indiano e scappa lasciando Glass mezzo seppellito sotto terra. Il resto del film ci racconta come un uomo animato dall’odio e dal desiderio di vendetta sia più forte degli artigli di un orso, del gelo, delle rapide, delle frecce nemiche. A tratti quasi leopardiano (al poeta di Recanati non sarebbe dispiaciuto il film di Iñárritu in cui gli uomini invece di allearsi contro la natura matrigna si combattono meschinamente, pur con luminose eccezioni), Revenant cala talmente lo spettatore nel paesaggio che si esce sbattendo gli occhi alla ricerca degli alberi innevati.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Non so a Leopardi, ma inarritu piace molto a me: che gran bono molto meglio del dicaprio