martedì 12 gennaio 2016

senza In Treatment

mentre la prima serie di In Treatment l’avevo vista con occhio critico, paragonandola alla versione americana con al centro Gabriel Byrne, nella seconda mi sono calata completamente, immedesimandomi nei problemi dei quattro pazienti e soprattutto in quelli del terapeuta interpretato da Sergio Castellitto che fa da punching ball a tutti, e in più deve affrontare una causa in tribunale e la morte dell’odiato padre. Il bello di In Treatment, dei suoi episodi di venticinque minuti che puoi vedere singolarmente o tutti insieme quando hai tempo, è l’interazione tra parole e sguardi e il largo margine lasciato all’immaginazione dello spettatore a partire da quello che sente e vede. Un po’ come quando leggi, di fronte a In Treatment, ti puoi fare il tuo film sulla vita di Irene (Maya Sansa) che fa l’avvocato di successo ma dall’aborto fatto a vent’anni sogna solo la maternità; sulle difficoltà di Mattia, che si butta sul cibo per scordarsi dei litigi tra i genitori; sulle crisi di panico di Guido (Michele Placido),il dirigente liquidato dalla sua azienda e in difficoltà con la figlia che gli ha rivelato di essere lesbica; sulle angosce di Elisa (Greta Scarano) che ha il cancro e si preoccupa di tutelare sua madre. Mi mancheranno i “come si sente, come si è sentita” di Castellitto, le sue facce ora stravolte, ora divertite, ora seccate. In Treatmeant 3 al più presto: una formula così è pressappoco infinita…

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