mercoledì 27 gennaio 2016

Ti guardo

si parla poco nel film di Lorenzo Vigas Ti guardo, dei due protagonisti si conosce pochissimo e non c’è colonna sonora: la regia punta tutto sulle inquadrature in cui all’inizio una figura è a fuoco e l’altra no, a simboleggiare un incontro impossibile. In una Caracas trafficata e anonima, Armando (Alfredo Castro, sempre impegnato in ruoli dolenti e ambigui) costruisce protesi dentarie, ha una casa accogliente, una sorella sposata e un padre che è tornato non si da dove e che lui odia non si sa perché; Elder è un giovane meccanico violento, sbruffone e senza un soldo. Elder viene adescato da Armando che porta i ragazzi in casa per poi masturbarsi di fronte a loro; gli ruba i soldi, lo picchia; poi finisce per cadere nella sua rete e addirittura per innamorarsi del “frocio” che era l’oggetto del suo disprezzo. Il gioco vittima carnefice conosce una serie di ribaltamenti ma sta allo spettatore riempire i vuoti: il regista si limita a mettere in scena un desiderio di contatto e il suo opposto. Uno quei film che mentre lo guardi ti chiedi quando finisce e quando è finito ci continui a pensare.  

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