venerdì 8 gennaio 2016

Una mattina di ottobre

C
il primo aspetto che salta agli occhi leggendo Una mattina d’ottobre, il romanzo di Virginia Bailey  su una donna e il suo figlio adottivo, appena pubblicato da Nord nella traduzione di Giuseppe Maugeri, è il grande amore della scrittrice inglese per la città di Roma, le sue strade, le sue piazze, i suoi bar, i suoi cibi… Per illustrare la storia di Chiara e di Daniele, Bailey costruisce diversi piani temporali: c’è il momento del loro incontro (Chiara assiste alla deportazione degli ebrei dal ghetto e, quando una donna in procinto di salire sul camion le indica il figlio di sette anni, si slancia in avanti fingendo sia suo nipote), ci sono le fasi successive (Daniele che smette di parlare per tre mesi, Chiara che non sa come fare con lui e con la propria sorella epilettica che lo detesta) e trent’anni dopo c’è Maria, una ragazzina inglese che scopre di essere figlia di Daniele e viene a Roma a cercare le tracce del padre. Quando Chiara accetta di ospitare in casa sua Maria non ha più notizie di Daniele da anni; il giovane ha avuto problemi di droga, lei ha fatto di tutto per aiutarlo ma poi ne ha perso le tracce. Bailey ama Roma e ama i suoi personaggi , a cui fa subire molte traversie per poi premiarne gli sforzi. L’inizio di Una mattina d’ottobre evoca 16 ottobre 1943 di Giacomo Debenedetti: Debenedetti scrive un capolavoro di poche pagine raccontando in presa diretta l’efficienza dell’orrore nazista, Bailey scrive un lungo romanzo di intrattenimento e lo dota di un’accurata cornice storica.  

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