lunedì 15 febbraio 2016

con Antonio Pennacchi


la mia sensazione che Antonio Pennacchi non sarebbe stato il più semplice degli intervistati era fondata, nonostante oggi con me sia stato di una gentilezza squisita. Il fatto è qualcuno gli aveva letto il mio post su Canale Mussolini Parte seconda, lui l’aveva gradito e si chiedeva chi ne fosse l’autore; identificarmi come volevoesserejomarch e guadagnare la sua benevolenza è stato tutt’uno. Poi però Pennacchi è sempre Pennacchi. Non gli piaceva l’idea che il nostro non sarebbe stato un dialogo perché avrei tagliato le domande; di fatto ha cominciato a parlare e ha smesso dopo quindici minuti. Con il suo linguaggio colorito (non volevo fare Rocky I, Rocky II, Rocky III) e la sua grande capacità affabulatoria ci ha raccontato (a me, a Francesco che mi aveva accompagnato, e alle signore della Mondadori) il suo vecchio sogno di scrivere una storia familiare in più volumi sulle tracce del Mulino del Po, la difficoltà a rimettersi all’opera dopo il successo travolgente di Canale Mussolini, la focalizzazione sulla storia della crescita di Latina, della caduta del fascismo e della guerra civile, il piacere di inoltrarsi negli intrecci amorosi dei suoi parenti. Quando, dopo un quarto d’ora, ha preso fiato per la prima volta, gli ho detto che andava bene così, anche se mi sarebbe piaciuto allargare il discorso al suo linguaggio, al suo umorismo, agli effetti speciali nei suoi libri. Lui, a qual punto, era pronto a ripartire con l’intervista, nonostante lo aspettassero alla Vita in diretta. Gli ho solo fatto leggere l’incipit del libro e ci siamo salutati con grande calore. A qualcosa servi mio blog.

1 commento:

Carlotta ha detto...

Sì, certo che serve. Soprattutto un'impostazione personale come la tua. Racconti te stessa e promuovi indirettamente il tuo lavoro.
Buone letture :)