mercoledì 24 febbraio 2016

La rancura

Il tema principale del romanzo di Romano Luperini, La rancura, annunciato sin dall’epigrafe montaliana, è il rancore che ogni figlio nutre verso il padre, la sfida a essere migliore di lui, o almeno diverso. Il libro si apre con un’evocazione della figura paterna tutt’altro che rabbiosa (la rabbia esplode quando alla fine della guerra il bambino si ritrova in casa il padre che non aveva fino conosciuto  e che lo spodesta dal letto materno) . C’è Luigi, un ragazzo della campagna toscana che sognava di fare il ciclista o  iscriversi a Magistero, che si ammala di pleurite e diventa maestro elementare. Conosce una giovane donna, se ne innamora con vergogna perché lei ha già una figlia fuori dal matrimonio e questo la diminuisce agli occhi degli altri, poi la sposa. Si unisce ai partigiani e il periodo sui monti è il più glorioso e felice della sua vita (dopo questa esperienza tutto sarà per lui smorto e insensato). La cronaca della guerra partigiana culmina nell’incontro di Luigi con il suo caro amico Nullo, maestro come lui,  che l’aveva iniziato al sesso, portandolo nel primo bordello. Nullo è finito dalla parte sbagliata e sta per essere fucilato dai compagni di Luigi, che può solo passarci qualche ora insieme. Specularmente nella seconda parte del romanzo, quella dedicata al figlio di Luigi, Valerio (controfigura dell’autore), c’è il dialogo tra il protagonista e il suo amico Ottavio che sta per consegnarsi alla polizia dopo una militanza in Prima Linea. E siamo così a un altro dei temi fondamentali della Rancura, quello delle scelte individuali. Cosa fa di noi quello che siamo: partigiani, ufficiali della Milizia, comunisti, terroristi? La domanda resta sospesa e torna nella terza parte, in cui compare il figlio di Valerio, Marcello che, immerso in un’età senza ideali come quella berlusconiana, a sua volta s’interroga sul destino del padre e del nonno. Altro filone che colpisce è quello del sesso, descritto in modo molto crudo e diretto. Luigi e la prostituta, Luigi e la curiosità morbosa verso la figliastra, Valerio che ha un’erezione guardando da sotto la scala le mutande di sua madre,  Valerio ragazzo molestato al cinema, Valerio e la sua prima volta con la figlia del professore, Valerio la moglie e l’amante, Valerio vecchio che racconta in un diario i dettagli della sua relazione con Claudine, Marcello che legge le porno confessioni di un’amica della sorella e poi ci finisce a letto…  Luporini descrive  molto bene il fastidio della sua generazione di comunisti verso il movimento femminista, verso le donne che la rivoluzione vorrebbero portarla anche nei comportamenti privati, sottraendosi al ruolo ancillare che i maschi continuano a riservare loro. La rancura è un grande riassunto di storia contemporanea e di storia del costume scritta senza falsi pudori e con uno stile che conquista il lettore. 

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Editore?

volevoesserejomarch ha detto...

Mondadori, sono una gran sbadata!

Anonimo ha detto...

È un piacere leggerti, perdona la smania da precisino