domenica 27 marzo 2016

addio alla barca

tanto l'ha desiderata quando era ancora in costruzione e partiva da Roma per andare fino a Itri per vedere lo stato di avanzamento dei lavori, tanto ora il marito ha fretta di sbarazzarsi della sua barca. Ieri mi ha portato a Gaeta a svuotarla delle nostre cose; pare che finalmente sia apparso un acquirente che se la prenderà. Mentre mi aggiravo sull'imbarcazione tirata a secco ho provato un intenso mal di mare, quello che non avevo mai provato nel mare in tempesta. Raccoglievo piatti, posate, bottiglie d'acqua, asciugamani e mi veniva un nodo alla gola pensando al senso di libertà e di distacco da tutto che  associavo alla barca. Poi certo i figli non si riusciva mai a portarli, quando potevamo noi era brutto tempo, quando non potevamo era bellissimo, i motori si rompevano, io non sapevo guidare ed era pericoloso andare in giro solo noi due... Piangi, mi ha detto il marito meravigliato, ma se non l'hai mai voluta la barca... Due lacrime legate a quel pezzo di me che in mezzo al mare ha vissuto bei momenti di puro abbandono. Oggi la spiaggia è piena di gente vestita, di bambini che giocano a calcio o scavano buche; non si sta male, siamo ancora abbastanza lontani gli uni dagli altri.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.