martedì 1 marzo 2016

Eutanasia di un amore

per lavoro ho letto il romanzo di Giorgio Saviane Eutanasia di un amore, un best seller pubblicato da Rizzoli negli anni settanta (l’anno  esatto è il 1976 e due anni dopo ne fu tratto un film di Enrico Maria Salerno con Ornella Muti) ; oggi si fa fatica a trovarlo in libreria. Paolo è un professore universitario che da dieci anni ha una relazione con una sua ex allieva, Sena. Ad apertura di libro i due litigano e tutta la narrazione è incentrata sulla difficoltà che due persone profondamente legate tra loro hanno nel proseguire un rapporto dopo che questo si è incrinato. Saviane esprime un punto di vista dichiaratamente maschile e maschilista (anche se ogni tanto la terza persona oscilla non solo verso la prima persona di Paolo, ma anche verso la prima di Sena): Paolo ha bisogno di Sena perché la sua bellezza e giovinezza lo aiutano a stare bene, senza di lei si ammala e invecchia; il desiderio di lei di avere un figlio non lo prende neppure in considerazione perché ha sempre teorizzato il rifiuto della famiglia borghese e dei vincoli parentali; inoltre per Paolo Sena è anche sua madre perché la sua perdita gli fa rivivere la paura di perdere la figura di riferimento che aveva da bambino. Paolo riconosce che Sena è anche una donna intelligente, ma quello che gli interessa è il suo corpo e le sensazioni che questo gli dà; a chiudere definitivamente la storia sarà il suo incontro sessuale con un’altra giovane che lo rassicura sulla propria virilità.  Sono passati quarant’anni dall’uscita di Eutanasia di un amore e il ritratto di maschio italiano che ne emerge mi pare più attuale che mai. 

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