venerdì 4 marzo 2016

gita mancata

all'una e mezza ero a casa, stanca della lunga coda sul Muro Torto, felice dell'imminente partenza. Ho trovato il marito steso sul divano con faccia cadaverica, termometro sotto l'ascella, occhio lucido. Non ci potevo credere. E io che avevo studiato l'itinerario napoletano, la visita alla Certosa di San Martino, la salita al Vesuvio (mi sa che sulla mia tomba scriveranno, voleva salire sul Vesuvio e non c'è riuscita, l'altra volta che ci abbiamo provato è venuto giù il diluvio). Per fortuna era passato da noi Stefano. Il malato si è buttato a dormire, io e Stefano abbiamo mangiato un piatto di spaghetti e poi mi ha accompagnato nel mio itinerario culturale. Nel libro di Paolo Di Paolo si parla della statua di santa Teresa di Bernini a Santa Maria della Vittoria, una chiesa vicino piazza Esedra davanti alla quale sono passata migliaia di volte. Così abbiamo preso la metropolitana, siamo scesi a Barberini, siamo andati in chiesa. C'era una marea di studenti stranieri muntiti di album e matite che riproducevano le fattezze della santa, il suo piede sensuale, la sua mano tesa, le fantastiche pieghe della veste. Certo, non era l'atmosfera intima della visita descritta da Di Paolo, ma valeva la pena di prendersi un pomeriggio libero dal lavoro per godersi lo spettacolo di questa cappella. Lì ho salutato Stefano e mi sono incamminata verso casa. Addio gita.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Dato il mood meglio che tu non sia andata sciare: finiva che ti rompevi gamba