mercoledì 30 marzo 2016

Il condominio dei cuori infranti

nel palazzone che si staglia in una periferia anonima di una città si incrociano diverse solitudini. La prima coppia è formata da un’accogliente signora marocchina e dall’astronauta americano che atterra sul tetto del palazzo: non hanno una lingua comune, ma lei non vede l’ora di cucinare il cuscus a qualcuno (suo figlio è in carcere e non è affatto gentile) e lui, dopo essere stato nello spazio, gode di essere al centro di tante premure. La seconda la compongono un’attrice in disarmo (Isabelle Huppert, intensa e autoironica) e un ragazzo solitario: guardano insieme i vecchi film di lei e lui prova ad aiutarla a ottenere una parte. E infine ci sono un misantropo scapigliato che si finge fotografo per attirare l’attenzione di un’infermiera triste (Valeria Bruni Tedeschi più trasognata del solito). Sono entrata al cinema con il cuore oppresso senza motivo, Il condominio dei cuori infranti di Samuel Benchetrit  mi ha sollevato il morale. Il regista, nato nel 1973, ha tratto il film dalla sua autobiografia; ha un modo davvero bello e inconsueto di raccontare la possibilità che abbiamo di riconoscerci in altri apparentemente diversi da noi.

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