martedì 15 marzo 2016

Il grande futuro

in Non dirmi che hai paura Giuseppe Catozzella aveva raccontato in prima persona la storia di una vittima delle guerre africane, una ragazza animata dal sogno di una vita migliore; nel Grande futuro  sceglie il punto di vista di “un guerriero di luce” e descrive tutto il percorso che l’ha reso tale.  Il punto di partenza è, come nel romanzo precedente una storia vera, raccolta dall’autore nel corso dei suoi viaggi tra Somalia e Kenya; lo stile è quello di una fiaba antica, in cui un eroe deve superare una serie di prove dolorose prima di poter ritrovare se stesso e tornare dove tutto era cominciato. Alì nasce in un’isola in Africa; suo padre, l’anziano Hassim è pescatore; sua madre, la bellissima Fatima fabbrica profumi. L’esplosione di una bomba cambia il corso della vita di Alì: una scheggia gli entra nel cuore e deve subire un trapianto. A pagare le cure è il padrone del padre; in cambio di cosa il ragazzo lo scoprirà molto tempo dopo. Sull'infanzia di Alì rinominato Amal, incombe l’ombra dei Neri, che spadroneggiano, rapiscono e uccidono. L’amico Ahmed si arruola nell’esercito regolare e scompare; Amal lascia l’isola dopo la separazione dei suoi genitori e l’invecchiamento precoce della madre. Attraversa il deserto, conosce i beduini, arriva alla Grande Moschea e diventa uno studioso del Corano, poi aderisce alla guerra santa. La parte meno credibile del racconto è quella riservata all'amore dello spietato guerriero Amal verso Marya, la ragazzina presa come moglie: il giovane non ha rapporti con lei fino a quando tra loro non nasce un sentimento profondo e accetta anche che sia cristiana; il finale del libro mi è parso eccessivamente consolatorio. Catozzella ha il pregio di usare una lingua semplice che echeggia quella dei narratori orali, i suoi libri sono adattissimi a un pubblico giovane che si voglia accostare a temi come le migrazioni o l’Isis andando alla radice dei fenomeni.  

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