mercoledì 23 marzo 2016

La corte

un processo raccontato nella sua normalità (presidente della corte preoccupato per la sua salute, giudici popolari desiderosi di conoscersi tra di loro, avvocati difensori impegnati su più piani e quindi distratti, testimoni confusi) e una storia d’amore raccontata nella sua normalità (lui e lei si sono conosciuti in ospedale dove lui era il paziente e lei era l’anestesista; lui l’ha corteggiata, lei si è tirata indietro; si rivedono nell’aula presieduta da lui, che si ritrova più innamorato di prima). La corte, il film di Christian Vincent è interpretato benissimo: lui è Fabrice Luchini, la barbetta e gli occhi più popolari del cinema francese, lei l’affascinante  danese Sidse Babett Knudsen. Non succede niente o meglio succede come nella vita: il processo si conclude (il giovane accusato di aver ucciso la sua bambina di sette mesi viene assolto perché non ci sono prove schiaccianti) e ne parte un altro; lui spera che stavolta lei gli dia una possibilità; la figlia di lei prende in giro la madre per questo corteggiatore buffo e incalzante. Io e Giulia siamo uscite dal cinema frastornate dall’eccesso di normalità.

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