lunedì 28 marzo 2016

La scuola cattolica


romanzo autobiografico/diario intimo in pubblico, ritratto di un quartiere e di una città, antropologia del maschio italiano, anatomia della religione cattolica, riflessione sulla scuola e sui suoi effetti, sociologia di un’epoca e della classe borghese… Mentre cerco di enumerare i generi attraversati dalle 1294 di La scuola cattolica di Edoardo Albinati (Rizzoli) mi accorgo di aver saltato quello principale: la riscrittura di un fattaccio di cronaca, il rapimento e le sevizie subite da due ragazze nel settembre del 1975 per mano di tre psicopatici in una villa al Circeo, culminata con la morte di una di loro e l’annichilimento dell’altra, ritrovata abbracciata al cadavere dell’amica dentro una macchina parcheggiata dagli assassini sotto casa loro. Albinati quei tre li conosceva perché avevano frequentato il suo stesso istituto cattolico, il San Leone Magno, uno dei pilastri del quartiere Trieste di Roma. È dalla scuola e dai criminali che sono stati generati da questa che si dipana il racconto di Albinati e non è un caso che tutta la vita dello scrittore abbia continuato a ruotare intorno a questi due poli (per vent’anni ha insegnato in carcere). I compagni di classe (il geniale Arbus, il bellissimo Jervis, il generoso Rummo, e poi Lodoli e gli altri), i professori (l’omosessuale represso, il brillantissimo italianista, il crudele insegnante di nuoto, il temuto preside) sono rievocati attraverso vari episodi, entrano e escono dalla storia in tempi diversi, diventano paradigmi di diverse tipi umani. Ma l’argomento principale intorno a cui ruota il libro è il sesso visto dal maschio e da un particolare tipo di maschio, quello che negli anni della sua formazione è stato separato dalle femmine, si è formato sulla pornografia e sulla competizione con gli altri maschi. Partendo non dai massacratori del Circeo ma da se stesso, Albinati descrive un’educazione in cui il giovane uomo deve prima di tutto dimostrare ai suoi pari di non avere inclinazioni omossessuali, di essere un predatore. La liberazione sessuale degli anni settanta complica il ruolo maschile, il moltiplicarsi dell’offerta lo disorienta e questo può portare a cercare delle scorciatoie: invece di sforzarsi di piacere alle donne, il maschio sogna di sottometterle e lo stupro suggella un patto di virilità. Quanto alla religione cattolica che è l’altro grande polo del libro, Albinati, a differenza del Carrère del Regno, a cui ogni tanto fa pensare, non racconta un’evoluzione nel proprio rapporto con la fede, che resta qualcosa di estraneo al suo sentire; della religione respirata negli anni scolastici lo interessa l’armamentario ideologico e le sue ricadute pratiche (la castità dei preti, l’esempio dei martiri, i toni della predicazione, il masochismo del porgi l’altra guancia). Fin qui i grandi meriti della Scuola cattolica, romanzo per molti versi necessario (il maschilismo di cui grondano la società italiana e la letteratura italiana, soprattutto quella di oggi, trova qui la sua spiegazione più esauriente e sincera). E il demerito? A mio parere consiste nella sovrabbondanza e io non sono una che si spaventa per il numero di pagine, anzi adoro i libri lunghi, soprattutto quelli autobiografici (a uno come il norvegese Knausgard non toglierei una riga). Nel suo desiderio di mettersi a nudo, Albinati non ci risparmia niente: ci racconta come ha fatto o non ha fatto sesso con tutte o quasi le donne della sua vita, cosa gli piace in un corpo femminile (le tette, credo che questa sia una delle parole che ricorrono più spesso con tutti i loro sinonimi), i ragazzi per cui ha provato più di un brivido, le madri dei suoi compagni che l’hanno fatto sognare… La sua prosa accoglie tutto: barzellette, pubblicità, modi di dire triviali, canzoni napoletane, l’analisi degli eufemismi, la riflessione sociologica spiccia. E non è sciatteria la sua, è solo una forma di presunzione: dovete prendermi così come sono, i miei difetti (esistenziali) li conosco a perfezione, li elenco ripetutamente, al massimo, se vi siete stancati delle mie digressioni ogni tanto vi segnalo i capitoli da saltare (che invece sono tra i più interessanti), di editing non se ne parla. Non ho mai provato un desiderio così intenso di mettere le mani su un libro per farlo risplendere in tutta la sua bellezza (non sto tanto bene neanche io).

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