mercoledì 16 marzo 2016

Le serenate del Ciclone

di romanzi sui padri e sulle madri ce ne sono tanti. Di solito si parte dalla morte del genitore per poi ripercorre i momenti fondamentali della sua vita e fare i conti con una figura che è risultata in qualche modo ingombrante. Le serenate del Ciclone, il libro di Romana Petri pubblicato da Neri Pozza,  comincia dalla nascita di Mario, avvenuta nella casa dei nonni nella campagna umbra, e poi racconta con una lingua concreta, ricca di aperture al dialetto, le gesta di questo personaggio straordinario, cantante lirico, pugile, attore, padre dolcissimo per la figlia maggiore, modello irraggiungibile e terrorizzante per il figlio minore. La prima parte racconta l’ascesa inarrestabile di Mario prima della nascita di Romana: è una narrazione così dettagliata che ci si chiede come sia possibile che una figlia sappia tanto sul proprio padre. La risposta è nella seconda parte: per far addormentare la sua bambina Mario la sera racconta di sé (e di tante altro, come i fatti dell’Iliade e dell’Odissea). La bravura di Romana Petri sta da una parte nel non idealizzare la figura paterna (ne sottolinea la bellezza, il coraggio ai limiti della spavalderia, la grande curiosità intellettuale, il fascino esercitato sulle donne, le doti canore, la fedeltà agli amici, ma anche l’eccessiva prodigalità, l’insofferenza verso i mali altrui, la debolezza con cui cede alle lusinghe femminili, l’incapacità di stabilire un contatto con il proprio figlio, il precoce ritiro da tutto e da tutti) e dall’altra nell’allargare la sua visione a molti altri personaggi, ognuno dotato di una ricca fisionomia. Ci sono il nonno Damino, che condivide con il bambino la cena a base di cipolle per poter essere cacciato dal letto della moglie e dormire con lui in soffitta; il padre Attilio, venditore di carbone, manesco e ubriacone, roso dall’incapacità di gioire dei successi del figlio; il fratello Paolo, inconcludente e bisognoso; l’amico Kid che colleziona per tutta la vita ritagli di giornale su Mario; la moglie Lena, innamorata e brava a non entrare in competizione con la propria figlia. C’è la Roma colta degli anni sessanta che  frequenta casa Petri: Sergio Leone che dichiara di volersi dare al western, Walter Chiari, Maria Callas… Quando Mario muore all’improvviso a sessantré  anni Romana si chiede:  “Come avrei fatto a sopravvivergli? Quale menzogne mi sarei dovuta raccontare ogni giorno a cominciare da domani? Mi sarei messa a credere alla vita dopo la morte?”. A un certo punto nel libro Mario va a casa di Tatiana Tolstoj , la figlia dello scrittore e lei accenna con molto pudore alla rovina della sua vita sentimentale, “nessun uomo ha mai retto al suo confronto” . Chissà se lo stesso è successo a Romana Petri, che su suo padre ha scritto un bellissimo libro. 

1 commento:

babalatalpa ha detto...

Questo libro mi era piaciuto tantissimo, nonostante qualche esagerazione e qualche taglio che, a mio avviso, avrebbe fatto bene al romanzo. Poi, però, il bookclub della Neri Pozza (di cui faccio parte) ha organizzato un incontro con l’autrice. E mi è caduto un mito. Troppo ego. Forse non bisognerebbe incontrare gli scrittori amati. La delusione è sempre dietro l’angolo.