sabato 19 marzo 2016

Muti o non Muti

del libro di Romana Petri mi è piaciuto tutto tranne l'accenno finale a Riccardo Muti. A un certo punto delle Serenate del ciclone, il protagonista Mario Petri, il padre di Romana, dopo aver inaugurato il maggio fiorentino viene messo da parte dal maestro, che non lo chiama più e non risponde alle sue lettere. Petri si offende a morte e decide addirittura di ritirarsi dalle scene. Romana Petri racconta l'episodio e fin qui tutto bene. Nelle ultime pagine del romanzo Mario sessantatreenne viene colpito da un'aneurisma e muore. Il dottore chiede ai familiari, era rabbioso, covava un grande rancore? La mamma fa sì con la testa e io lì mi sarei fermata. Invece Romana Petri aggiunge queste righe: "dov'era Muti, mi chiesi mentre guidavo nella notte con l'inferno che mi entrava dentro. In qualche parte del mondo, certo, a fare il grande direttore d'orchestra. E senza sapere che l'aveva ucciso!". Oggi dopo l'intervista che ho fatto all'Auditorium a Romana Petri non sono riuscita a trattenermi e le ho detto, ma il secondo Muti no! Lei mi ha guardato con gli occhi tondi dallo stupore. Poi mi ha ribadito che lei ci teneva molto a dire a quella frase e che aveva persino spedito una copia del libro a Muti nella speranza che lo leggesse. Forse la mia non è tanto un'obiezione di carattere letterario (per quanto il commovente finale del romanzo ci avrebbe guadagnato senza quel riferimento) quanto di carattere esistenziale: sono convinta che a ognuno di noi nel corso della vita lavorativa è capitato di incontrare uno piú muti che ci hanno messo i bastoni tra le ruote, ci hanno impedito di sfruttare il nostro talento, ci hanno eliminato dalla scena. Lo sforzo è quello di mantenere l'equilibrio nonostante i rovesci di fortuna; se poi uno non ci riesce, non sarà stato il muti di turno a ucciderlo, ma un'intrinseca debolezza, e dare la colpa a un tizio con un nome e un cognome non serve a nulla. Intervista più predicozza: potrei inaugurare un nuovo genere.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Io già pregusto il romanzo Jo March e i suoi Muti