venerdì 4 marzo 2016

Suffragette

si può fare un film brutto su un bellissimo soggetto? Sì, basta andare a vedere Suffragette di Sarah Gavron, regista animata dalle migliori intenzioni, che trasforma la storia tragica delle donne che si batterono in Inghilterra per ottenere il diritto di voto in un racconto piatto, senza sorprese. Eppure c’era come protagonista Carey Mulligan, c’erano Elena Bonham Carter, c’era, sia pure in una piccola parte, Meryl Streep … C’era il contrasto tra le signore della buona borghesia che si potevano permettere di partecipare alle manifestazioni e poi uscire dal carcere grazie alla cauzione pagata dal marito e le poveracce che perdevano tutto per la causa: la famiglia, il lavoro, i legami sociali… Seguiamo Maud nella sua presa di coscienza dello sfruttamento a cui è sottoposta (lavora in una stireria da quando era bambina, ha subito le molestie del capo, sua madre è morta in quel posto), la vediamo perdere l’amato figlio (che il marito dà in adozione pur di non lasciarlo a lei), dormire in una chiesa, mettere bombe artigianali nei cestini della spazzatura, far saltare la casa estiva di un politico, resistere alle lusinghe di un poliziotto che vorrebbe fare di lei una spia, assistere impotente al sacrificio di un’amica per attirare l’attenzione generale.  Ci dispiace per Maud, ma la nostra coscienza non è scossa dalle immagini poco incisive, dagli sfondi ripetitivi, dai dialoghi prevedibili. Di solito in questi casi si dice, sembra una fiction per la televisione, ma mi pare che anche in tv ci sia di meglio. Che occasione mancata. 

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