mercoledì 2 marzo 2016

Una storia quasi solo d'amore

si legge d’un fiato Una storia quasi solo d’amore, il nuovo romanzo di Paolo Di Paolo (Feltrinelli), trascinati dalla voce narrante che parla a un voi (scopriremo che la voce narrante appartiene a Grazia, attrice, insegnante di teatro, donna single, spigolosa e generosa insieme, e che il voi abbraccia le due persone a cui lei vuole più bene e che s’incontrano per causa sua: Nino, ventitré anni, suo ex allievo di teatro, e Teresa, nipote trentenne, cresciuta a Terracina, impiegata in un’agenzia di viaggi).  Per venire incontro alla madre di Nino, preoccupata per il figlio che perde tempo a Londra facendo il buttadentro in un ristorante, Grazia trova un lavoro al ragazzo: terrà un laboratorio di teatro per la terza età. E siamo al terzo tema del libro (il primo, su cui torneremo, è quello dichiarato nel titolo, la storia d’amore tra Nino e Teresa; il secondo, che attraversa tutta la narrazione, è la riflessione sul teatro e sul recitare):  il conflitto generazionale. A Nino l’idea di “fare il baby sitter a una banda di pensionati” non piace per niente; già lo esaspera il dilagare di vecchi nella vita quotidiana. Durante le lezioni gli capiterà di essere duramente contestato da un allievo settantenne che critica la sua indifferenza verso la politica e arriverà al punto di voler abbandonare l’incarico. Anche Teresa ha a che fare con gente anziana: chi altro entra in un’agenzia a farsi organizzare una partenza? Ed è un vecchio trombone l’attore di chiara fama che Grazia invita a un incontro con i suoi allievi: si siede in teatro, parla di sé quaranta minuti, si alza e se ne va (e a lei non resta che chiedersi, Quand’è che siamo diventati stronzi?). Di contro la vita di Nino è quella di tanti suoi coetanei: sesso facile, lavoretti, il sogno di svoltare su YouTube (con gli amici, riprendendo in modo ironico le sagre paesane), nessun laccio, nessun capestro “genitori sbiaditi e senza convinzioni” alle spalle. Poi però arriva l’amore per Teresa, che è più grande di lui, che invece di cadere subito nella sua rete lo giudica in modo severo, e che fa una cosa strana: va in chiesa. Le discussioni tra Teresa e Nino sulla fede in Dio hanno una loro autenticità e sono funzionali alla ricerca di senso che sottende tutto il libro (che non a caso si svolge nel 2012 e ha per sfondo le dimissioni di Ratzinger e l’elezione di papa Francesco, momento topico per la chiesa cattolica). È  solo che Teresa mi pare la figura più sbiadita del libro: tanto se la cava bene Paolo Di Paolo a dar voce alla (cinquantenne?) Grazia, alle sue oscillazioni, ai suoi impulsi, ai suoi dolori, tanto è evanescente la trentenne Teresa con il suo mancato matrimonio alle spalle. Nonostante l’understatement del titolo, Paolo Di Paolo ha l’ambizione di raccontare con molteplicità di spunti e di toni (bello il finale in crescendo) il nostro frastagliato presente: obiettivo in gran parte raggiunto. 

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