venerdì 22 aprile 2016

a Catania

la Sicilia ci ha accolto con un sole pallido e l'aria fresca. All'aeroporto abbiamo preso una strana macchina francese che si chiama cactus ed è imbottita di gomma ai lati. L'albergo è appena fuori Catania, su un lungotevere tristanzuolo e trafficato; volevamo andare subito in città, ma la ragazza alla reception ci ha spedito ad Acitrezza, dicendo che non dovevamo assolutamente saltarla. E in effetti la cittadina ha il suo fascino, soprattutto ora, senza turisti e con poche barche di pescatori. Uno di questi ci ha offerto di portarci tra gli scogli per dieci euro. Mi ha visto un po' riluttante e cercava di rassicurarmi sul fatto che non c'era pericolo (io pensavo al freddo, lui mi pensava poco avvezza al mare). Arancino, granita con brioche per ambientarci, poi le chiese di Acireale. Catania non me l'aspettavo così bella e con così tanta atmosfera: uno splendido barocco, arioso e cupo insieme. A piazza Duomo seduto al bar c'era il governatore Crocetta, siamo entrati a prenderci un cannolo sicuri di non sbagliare. Non ho visto né il mercato del pesce, né la casa di Verga; era troppo tardi per entrambi. In compenso a Castel Ursino una bella mostra sulla follia curata da Sgarbi, lo splendido teatro greco che si apre a sorpresa dentro un cortile e il monastero dei Benedettini dove c'è l'università (altro che la Sapienza). Non sembriamo la coppia fredda e litigiosa delle ultime settimane. Sembriamo noi. Speriamo che duri.

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