sabato 30 aprile 2016

Borderlife

Liat sta passando l’aspirapolvere in casa e ascoltando i Nirvana quando si trova alla porta due agenti dell’Fbi. Scopre così che al bar dove va spesso è stata segnalata come possibile terrorista: siamo nella New York post 11 settembre e avere la pelle olivastra, i capelli neri e un computer portatile bastano per sollevare sospetti. Per farsi consolare chiama il suo amico Andrew: questo viene bloccato da un problema familiare, non riesce ad avvertirla, e manda Hilmi al suo posto. Comincia così, sotto l’ombra cupa di un interrogatorio, la storia tra la ventinovenne israeliana (da Tel Aviv negli Stati Uniti per un dottorato in glottologia) e il ventisette arabo (che fa il pittore e vive a Brooklyn). Fbi o no, il loro è un amore a prima vista, anche se lui è super sbadato e passano il primo pomeriggio insieme a cercare le chiavi di casa che gli sono cadute dallo zaino. Liat racconta a Hilmi che da bambina girava con una spilla per difendersi da un eventuale attacco degli operai arabi, Hilmi racconta a Liat che lui e i suoi amici avevano incontrato dei coetanei israeliani e questi erano fuggiti come se avessero visto un branco di lupi; Liat ha fatto due anni di servizio militare, Hilmi quattro mesi di prigione per un graffito con i colori della bandiera palestinese. Lei va da lui e resta colpita dalla bellezza dei suoi dipinti e dalla sporcizia della stanza e del bagno: passano la notte insieme e non vorrebbero staccarsi mai più. Liat parla di Hilmi alla sorella che approva l’idea di una relazione focosa, ma s’innervosisce di fronte al fatto che non è una cosa passeggera; il fratello di Hilmi passa per New York e la serata insieme al ristorante finisce con un clamoroso litigio sulla questione dei due stati o dello stato binazionale. L’inverno a New York è gelido e prolungato: entrambi sentono la mancanza della loro terra; Ramallah e Tel Aviv non sono molto distanti geograficamente eppure lo sono in un modo invalicabile. In Borderlife (tradotto in italiano da Elena Lowenthal per Longanesi) Dorit Rabinyan aggiorna in stile realistico la storia di Romeo e Giulietta, ci fa conoscere intimamente i due personaggi, le loro ragioni, i loro condizionamenti, i loro sogni. È un libro molto bello; che follia da parte del ministro dell’istruzione israeliana vietarne l'adozione nelle scuole.

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