venerdì 29 aprile 2016

Il grande salto

Yashin è morto, si è fatto esplodere a diciotto anni in un albergo di Casablanca in cui non aveva mai messo piede prima, insieme a suo fratello e ai  suoi migliori amici. Lo scrittore e artista marocchino Mahi Binebine dà voce a Yashin facendogli ripercorrere i momenti salienti della sua vita alla luce della fine che ha scelto. Il grande salto, tradotto in italiano da Manuela Maddamma per Rizzoli, condensa in 160 pagine di straordinaria chiarezza la parabola umana di un ragazzo marocchino, cresciuto in un quartiere cloaca. L’unica religione alla cui ombra cresce Yashin è quella del calcio, non c’è molto altro che il pallone per gli abitanti di Sidi Moumen. Una mamma amorevole che ha messo al mondo quattordici figli, un padre ex minatore rintanato in un angolo della baracca, un fratello maggiore carismatico e violento: questo il contesto familiare di Yashin. Alla sua storia si intrecciano quelle di Nabil, ossessionato dal marchio di essere figlio della prostituta, di Alì a cui è morto il fratellino nel fiume, del lustrascarpe Kahlil, tutti facile prede per Abou Zoubeir, che nel suo garage fornisce disciplina, cibo, indottrinamento e soprattutto un orizzonte a chi si è sempre sentito incatenato al proprio destino. Nel mondo ovattato dell’emiro c’è spazio persino per una vacanza, la prima e l’ultima per Yashin, che viene portato in montagna con gli amici e qui pregusta la bellezza che lo aspetta in paradiso, dopo che avrà compiuto la sua missione suicida. Mahi Binebine riesce a rendere con grande intensità le pulsioni e i turbamenti del giovane marocchino, pulsioni e turbamenti non molto diversi da quelli dei suoi coetanei di ogni paese, solo che di fronte a Yashin si è spalancato un abisso da cui è impossibile uscire. Nelle scuole, subito.

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