venerdì 8 aprile 2016

il prof in pantofole

andare a casa di un mostro sacro della cultura come Masolino D'Amico per fargli un'intervistina su Shakespeare mi sembrava un'impresa da brivido. Lui cortese al telefono, mentre io mi profondevo in scuse per averlo chiamato e insistevo a dirgli che gli avremmo fatto perdere poco tempo. Oggi Carlo è arrivato all'appuntamento con dieci minuti di ritardo (accrescendo il mio già grande imbarazzo). Si  è subito buttato a preparare il set nello studio, mentre io, intimidita dal personaggio e dalle migliaia di libri accatastati nella casa degli avi, mi sforzavo di fare conversazione con il prof in bretelle e pantofole (ma per la telecamera si è messo la giacca) che manteneva verso di noi un'aria distaccata e un po' scettica. Intervista brillante come poche, proprio perché non si parlava di un libro in particolare ma di un grandissimo autore con uno che lo conosce e lo ama dall'inizio alla fine. Quando abbiamo finito di registrare, D'Amico ha fatto a pezzi il Preamleto che la mia amica Antonella mi aveva caldamente consigliato, dicendo che l'unico merito di questo spettacolo era la breve durata. Da qui si è messo a illustrarmi la bellezza dell'Amleto vero, del modo in cui Shakespeare modifica la storia originale dandogli la sua impronta. Imbarazzo dissolto. Mi sarei rimessa seduta sullo strapuntino pieghevole che mi aveva fornito durante l'intervista e gli avrei chiesto di raccontarmi le tragedie una per una.

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