domenica 3 aprile 2016

La comune


Anna, popolare conduttrice del telegiornale della sera è sposata da quindici anni con un architetto, Erik: lo ama, le piace molto andare a letto con lui, ma riconosce che non hanno molto da dirsi e che lui ha un caratteraccio. Quando Erik eredita la villa del padre, Anna lo spinge a invitare altre persone a vivere con loro per dividere le spese e per godere della reciproca compagnia. La loro figlia adolescente Freja si diverte a vedere la casa popolarsi di personaggi eccentrici e si affeziona molto al bambino malato di cuore che va a vivere da loro insieme ai genitori. A differenza di Anna, Erik nella comune non si sente a proprio agio, gli manca l’attenzione esclusiva di cui godeva prima; ci mette un attimo a cedere alla corte che gli fa una sua studentessa, Emma (che è una versione di sua moglie con trent’anni di meno). Anna, che non vuole rinunciare a Erik (ma perché? lui è un debole, un nevrastenico, un egoista), gli propone di fare venire in casa anche Emma. Thomas Vinterberg, regista danese quarantaseienne, in una comune c’è cresciuto davvero e restituisce le sue impressioni attraverso lo sguardo di Freja, la ragazzina stufa delle meschinità dei grandi. Se il microcosmo familiare può essere soffocante, il macrocosmo della comune amplifica le reazioni individuali, annulla il pudore genitoriale, rende tutti capricciosi e immaturi. Anna è la meravigliosa Trine Dyrholm, capace di passare dall’espressione della più pura felicità a quella dell’abbrutimento totale. Un po’ lungo nella parte dedicata alla devastazione della protagonista, La comune racconta molto bene la fragilità dei rapporti amorosi e amicali (secondo me, che sono uscita dal cinema turbata e contenta; ad Antonella invece il film non è piaciuto per niente).

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