domenica 10 aprile 2016

La femmina nuda


La femmina nuda s’intitola il romanzo di Elena Stancanelli pubblicato da La nave di Teseo e difficilmente si potrebbe immaginare un denudarsi in pubblico più spinto di questo e non mi riferisco solo all’aspetto sessuale che nel libro c’è ed ha un peso preponderante, ma soprattutto all’analisi di sé che conduce la protagonista, Anna. Scrivendo alla sua più cara amica, Valentina, Anna vuole portare allo scoperto quello che ha provato e fatto nell’anno di lutto per la perdita di Davide, il suo fidanzato. Solo che il lettore si accorge ben presto che non è Davide a ossessionare Anna, bensì la donna per la quale lei è stata lasciata ("l’unica cosa che faceva veramente male era Cane.") Anna la chiama Cane, come la tipa chiama scherzosamente il suo cane, e questo nome dispregiativo è solo l’inizio di un processo di denigrazione che le serve a riaffermare se stessa contro la rivale. Spiando Davide, entrando nelle sue chat, seguendo i suoi spostamenti attraverso il cellullare, Anna vuole solo sapere con che frequenza lui veda Cane, cosa faccia con lei e soprattutto vuole capire in che cosa l’altra la sopravanzi. A far saltare il suo già precario equilibrio infatti è la frase che un amico comune ha rivolto a Davide (e lui, che non è un mostro di intelligenza e sensibilità le ha riportato): "se hai la fortuna di trovare una con cui ti piace così tanto scopare, non torni più indietro". Da allora la caduta di Anna nel baratro non incontra più ostacoli, fa contro di sé tutto quello che può (smette di mangiare, si attacca al whisky, allo xanax, manda in giro foto delle sue parti intime imitando quelle di Cane prese dalla posta di Davide…) e si concentra sul denigrare Cane (una perfetta cogliona, la regina di Campo di Fiori, un Teletubbie, un fenicottero sotto choc, un insetto stecco, una specie di sartina per signore ricche, la figlia cocainomane di un ricco). Ecco, questa battaglia ingaggiata contro l’inconsapevole rivale, una battaglia che porta in luce tutta l’insicurezza e l’instabilità della protagonista mi è parso l’aspetto più dirompente del libro. Che si legge soffrendo, come tutti i romanzi dedicati a un'ossessione.

2 commenti:

babalatalpa ha detto...

Io ti leggo sempre con piacere, fidandomi molto delle tue opinioni. Ma questo libro, no, non mi ispira affatto.

Anonimo ha detto...

L'ho letto, è proprio brutto.