venerdì 29 aprile 2016

La figlia sbagliata

un inizio folgorante: una donna lava i piatti guardando la tv e non si accorge che il marito seduto al tavolo con la settimana enigmistica a portata di mano è stato folgorato da un infarto. Ines è troppo presa dai suoi pensieri e dalle immagini che scorrono sullo schermo televisivo (prima un programma su una donna che non riesce a dimagrire, poi una gara di ballo in cui parteggia per un giovane che le ricorda suo figlio) per percepire il dolore che sta squassando Pietro. Gli rivolge persino la parola, lo biasima ancora da morto come lo biasimava da vivo. Il seguito del libro ha ancora momenti di grande intensità, ma registra anche delle cadute. Un esempio nel flash back in cui incontriamo Vittorio, il figlio della coppia, a otto anni al mare. Dai vaneggiamenti di Ines abbiamo saputo che Vittorio fa tutto benissimo: è stato a un passo da diventare campione di nuoto e si è laureato brillantemente in ingegneria. Romagnolo ci mostra Vittorio bambino angustiato dal fatto che non può fare i tuffi con gli altri (solo dallo scoglio basso e solo sorvegliato dal padre) e esaltato, come solo un bambino può essere, dal permesso di mangiare in vacanza le patatine (ne assaggia ogni giorno un tipo diverso per scoprire quali sono le migliori). Questo è un modo efficace di raccontare chi è Vittorio; meno efficace è la parte in cui il bambino registra l’opposizione netta della sorella Riccarda alla madre: qui il punto di vista non è più il suo, è quello della narratrice, e scivoliamo nel già sentito, già detto. Quello che emerge comunque dalla  Figlia sbagliata è un potente ritratto di madre ossessionata dal proprio ruolo e cieca e sorda nei confronti dei bisogni chi la circonda. La società cambia ma la tendenza dei genitori a sfogare le loro frustrazioni sui figli forse non cambierà mai. 

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