sabato 9 aprile 2016

Land of Mine


per la prima mezz’ora ce l’ho fatta a mantenere una distanza critica, a dirmi, sì va bene, regista danese, hai scelto una storia importante - quella delle mine rimaste sulle coste del tuo paese dopo la fine della seconda guerra mondiale e dei soldati tedeschi, che erano solo giovani senza esperienza, costretti a disinnescarle una a una, perdendo spesso la vita – ma l’hai confezionata troppo bene, i protagonisti sono troppo belli, la fotografia è troppo curata, non ci casco, non mi commuovo. Poi sono finita dritta su quella spiaggia assolata insieme a quei ragazzini affamati e terrorizzati e quel sergente disgustato dagli ordini che sta eseguendo: senza alcuna retorica Martin Zandvliet mostra come in ogni guerra non ci siano i buoni e i cattivi, ma una massa di vittime innocenti e pochi sadici, felici di dar sfogo alle loro tendenze. Io sono uscita dal cinema devastata, ma l’ho trovato un bel film, di quelli che vale la pena andare a vedere.

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