giovedì 28 aprile 2016

Una storia russa

nelle 640 pagine di Una storia russa si raccontano i destini di tre uomini nati nel 1940 (tre anni prima dell’autrice Ludmila Ulitskya), che s’incontrano sui banchi di scuola, da bambini sono accomunati dall’amore per la letteratura e dai maltrattamenti che subiscono dai bulli e da grandi dalla persecuzione da parte del regime. A Il’ia, Sanja e Micha capita uno straordinario professore, Viktor, che legge poesia in classe e porta i suoi studenti in giro per Mosca sulle tracce dei grandi scrittori del passato: il legame con lui supera gli anni scolastici e determina il loro indirizzo di vita. La parte relativa alla giovinezza dei protagonisti, ai loro slanci (Il’ia è fissato con la fotografia e rischia la vita più di una volta per documentare quello che succede nel suo paese; Sanja suona il pianoforte e non abbandona la musica anche dopo aver avuto una mano semispezzata dal più crudele dei suoi compagni di classe; l’orfano Micha, gran lettore, stringe un legame fortissimo con la nonna di Sanja) è bellissima. Poi la narrazione si complica: Ulitskya punta la  sua attenzione su Il’ia, ci racconta la movimentata vita che conduce con Ol’ga, la sua seconda moglie; passa a descriverci l’infanzia di questa; ci descrive la fine rovinosa della coppia, con lui che fugge all’estero, lei che non lo segue per non abbandonare il figlio e si consuma in sua assenza; salta nuovamente indietro e parla delle amiche di Ol’ga, poi della prima moglie e del primo figlio di Il’ia… E’ un romanzo ricchissimo di storie Una storia russa, a tratti anche frastornante per questo. La parte di invenzione si mescola con ampi squarci di realtà: leggere scrittori proibiti come Pasternak, Solzenicyn, Brodskij nella Russia del dopo Stalin può rovinare una persona (il mite Micha soccombe all’accanimento che subisce per la sua integrità morale). Lo ha tradotto Emanuela Guercetti per Bompiani. Ludmila Ulitskya sarà a Torino per il Salone e al pensiero di intervistarla già mi emoziono.               

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