martedì 12 aprile 2016

Veloce come il vento


finalmente uno Stefano Accorsi lontano dai suoi consueti personaggi di belloccio superficiale: in Veloce come il vento lo troviamo deperito, con l’occhio assente, il bel sorriso sfigurato da denti neri, i capelli lunghi e radi, tutto tatuato, ai piedi orribili ciabatte, il passo ciondolante del tossico. Accorsi entra con grande efficacia nel ruolo di un ex pilota di rally che ha rotto con la famiglia e vive con la compagna in una roulotte tra i campi in uno stato di semincoscienza. Torna per il funerale del padre e scopre che la casa è ipotecata: solo se la sorella (Matilda De Angelis, già vista in Tutto può succedere, dove era un po’ più a suo agio che qui) vincerà la gara di Gran Turismo, lei e il fratello minore avranno un tetto sopra la testa. Diventa quindi il suo allenatore e per un po’ riesce a tenere a bada i suoi demoni. Ricco di sviluppi non scontati e con scene di corse in macchina emozionanti anche per chi come me normalmente non le sopporta, Veloce come il vento di Matteo Rovere è un film in cui è bello calarsi.

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